Le beghe zodiacali partirono non appena si sparse la notizia che Donald Trump fosse stato ricoverato al Walter Reed National Military Medical Center. Naturalmente, tutto ciò ebbe origine quando dalla Casa Bianca arrivò l’ordine solenne: niente apparizioni pubbliche per il sabato. Ed ecco scatenarsi la rete, che mise in moto voci e congetture, visto che il nosocomio militare è il rifugio abituale per i capi di stato americani in caso di “piccole emergenze”.
Già nel 2020, lo stesso Trump aveva fatto un pit stop lì dopo aver contratto il Covid-19, quindi il delirio mediatico era garantito. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Jon Cooper, stratega democratico, che su X (il nuovo nome altisonante di un social noto per le balle spaziali) ha sparato a zero con un tweet avvelenato: «Crescono le indiscrezioni secondo cui Donald Trump si trovi attualmente presso il Walter Reed Medical Center».
Il messaggio è stato retweettato quasi duemila volte, trasformandosi in una triade di speculazioni incontrollate, amplificate dall’assenza di Trump dalla ribalta pubblica sin dal presunto discorso infuocato sull’Iran, avvenuto mercoledì sera. Gli azzardi del weekend poi, con la decisione – tanto gentile quanto sospetta – di restare a spignattare nella Casa Bianca invece di tornarsene a Mar-a-Lago, hanno fatto il resto.
Aggiungiamo una ciliegina sulla torta: l’assenza del presidente dalla sua canonica partitina di golf, ormai rituale, alimenta quei maliziosi automatismi da complotto. Tutto questo melodramma digitale è esploso ulteriormente a causa di quell’infausto comunicato spedito alle 11:08 del sabato, dove si annunciava che il presidente non avrebbe avuto alcun impegno pubblico nel resto della giornata. Come se un presidente che non lascia il palazzo fosse un fatto così raro…
Con il tam tam via social che raggiungeva il picco di tensione, qualcuno ha disposto l’intervento dell’ufficio stampa presidenziale per fare il lavoro sporco della verità. E indovinate un po’? Il direttore della comunicazione, Steven Cheung, è balzato online per rivelare che Trump, grande lavoratore instancabile (o almeno così recita il copione), ha semplicemente passato la giornata tra la residenza e lo studio ovale, continuando «a lavorare» con la medesima dedizione di un monaco zen.
Infine, per chi ancora non era convinto, una prova schiacciante: la presenza costante di un marine sul marciapiede davanti alla West Wing, segnale indiscusso che il presidente era nel suo quartier generale e quindi assolutamente in splendida forma. Ma per favore, non smettiamo mai di fantasticare su ricoveri segreti e golf abbandonati. Che spettacolo di paranoia mediatica, una sinfonia di supposizioni da premio Oscar.



