Trump fa il misterioso sulla Nato e minaccia la sovranità come fosse un capriccio da primo della classe

Trump fa il misterioso sulla Nato e minaccia la sovranità come fosse un capriccio da primo della classe
Primo Ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, si è presentato in conferenza stampa a Nuuk con la magnifica amnesia di chi ignora cosa contenga esattamente quel misterioso “accordo quadro” di cui ha blaterato il presidente Donald Trump. Lo stesso accordo che Trump ha annunciato con sfrontatezza il giorno dopo aver incontrato il capo della NATO. Evidentemente… perché leggerlo sarebbe stato troppo noioso.

Ma tranquilli, Nielsen ci tiene a sottolineare che nessun affare che riguardi la Groenlandia può essere stipulato senza passare per il vaglio – anzi, per il polso fermo – dell’isola stessa e del suo regno sovrano, il Danimarca. E fin qui tutto bello, peccato che la stessa sovranità che viene ribadita come un dogma venga puntualmente violata con baldanza da chi pensa di poter trattare la Groenlandia come una carta da giocare sul tavolo geopolitico globale.

Secondo Nielsen, questo fantomatico accordo deve rispettare “linee rosse” chiarissime: integrità territoriale e sovranità non si toccano. Peccato che queste regole siano in gran parte ignorate dalle trattative ad alta quota oltreoceano. L’intera situazione sembra meno una questione di diplomazia e più una partita di Risiko giocata da chi pensa di poter fingere democrazia a proprio uso e consumo.

Il primo ministro ha poi dichiarato con sferzante ironia che la Groenlandia sceglie il Regno di Danimarca, sceglie l’Unione Europea e sceglie… la NATO. Una decisione che travalica i confini gelati dell’isola per investire lo scacchiere politico globale. Guarda un po’, proprio ciò che Trump decide di ignorare per dare spettacolo a suon di “tweet” e annunci ambigui.

Le parole di Nielsen riecheggiano quelle di Mette Frederiksen, la premier danese che ha fissato senza tentennamenti: la sovranità della Groenlandia non è proprio qualcosa da mettere in vendita all’offerta più alta – o meglio, a quella più rumorosa.

Il tutto a poche ore dall’ennesima dichiarazione trionfale di Trump, che nel suo stile tutto spettacolo ha annunciato con un tweet – pardon, un post su Truth Social – di aver creato “il quadro di un futuro accordo” con il segretario generale della NATO, Mark Rutte. Peccato che questo “accordo” non sia minimamente definito e che, nei migliori esempi di vaghezza politica, Trump abbia promesso di “spiegarlo strada facendo”. Sì, perché mantenerci tutti nel limbo dell’attesa è evidentemente la nuova forma di diplomazia “smart” made in USA.

Nel frattempo, ha avuto l’effetto immediato di cancellare i disgustosi dazi imposti su otto paesi europei che avevano ben osato difendere la Groenlandia dall’ipotesi di vendita come una semplice risorsa. Una mossa degna di chi pensa che il compromesso sia solo una parola da usare a convenienza.

Si vocifera, secondo un’intervista a CNBC, che l’accordo “quadro” riguardi diritti minerari per gli Stati Uniti e l’ipotetico “Golden Dome”, il sistema missilistico difensivo made in Trump. Altro che dialogo internazionale: qui si tratta di smembramenti su misura, come se la Groenlandia fosse un Lego da assemblare a disposizione degli americani.

Per non farsi mancare nulla, il New York Times ha riacceso la fantasia di alcuni funzionari della NATO con ipotesi di compromessi da film: la cessione di “piccoli pezzi” della Groenlandia destinati a basi militari americane. Uno sfregio talmente evidente alla sovranità che potrebbe tranquillamente ornare qualsiasi manuale di geopolitica del XXI secolo sul modo migliore per farsi detestare.

Nielsen, con una calma glaciale che ormai dovrebbe essere patrimonio mondiale, ha rigettato questa ipotesi definendola semplicemente “inaccettabile”. E, soprattutto, ha avuto l’onestà di ammettere che non ha idea di cosa contenga questo “accordo quadro” trumpiano, definendo la cosa meno che nebulosa e più da finzione comica.

Ha persino ironizzato sull’ensamble diplomatico che sta lavorando a “una soluzione per entrambe le parti”, ricordando che ci sono delle serie “linee rosse” che non si toccano, come l’integrità territoriale e la sacra sovranità. Un invito velato a non spingersi oltre il ridicolo, un suggerimento che sembra ormai la versione diplomatica di un “state calmi e non rompete le scatole”.

Bacchettate a suon di “linee rosse”

Sembra quasi di assistere a un copione scritto a tavolino in cui le linee rosse vengono ricordate con la gentilezza di un messaggio da ufficio reclami. Per esempio, “rispettate il nostro diritto internazionale e la nostra sovranità”: un dettaglio fondamentale che molti attori oltre oceano sembrano aver dimenticato, o fingono di ignorare per fare un po’ di casino geopolitico a costo zero.

“La nostra integrità territoriale è una di quelle linee rosse che non ammette deroghe”, ha rincarato Nielsen. Insomma, un concetto che a qualcuno potrebbe apparire banale, eppure con Trump sembra sempre necessario riscriverlo come se fosse una scoperta scientifica.

Il primo ministro ha segnalato che queste linee sono state esplicitamente trasmesse a Rutte da parte del governo danese e groenlandese e sono arrivate direttamente al presidente americano. Finora, nessun cenno a intese su risorse minerarie o altri generi di “accordi”, solo molta confusione e cortina fumogena.

Eppure, la Groenlandia non si tira indietro: è pronta a trattare con gli Stati Uniti su questioni economiche e altre materie. Peccato che il rispetto reciproco resti un elemento imprescindibile, come se dovessimo chiedere troppo a chi ha appena provato a mettere all’asta un intero territorio.

Lo sguardo impassibile davanti alla retorica minacciosa

Il governo di Nuuk non ha risparmiato critiche alla retorica aggressiva e a tratti grottesca dell’amministrazione Trump che, solo fino a poco tempo fa, ha spaventato la comunità con la minaccia velata, ma ben presente, di un intervento militare diretto. Un crescendo di tensioni che più che diplomazia sembrava un remake di un film di serie B.

No, Nielsen non ha dubbi: “La retorica che abbiamo sentito nell’ultimo anno è assolutamente inaccettabile per noi”.

E ha aggiunto con un sarcasmo tagliente, quasi una lezione di civiltà: 

“Provate a immaginare cosa significa per un groenlandese, un popolo pacifico, sentirsi ogni giorno minacciato di perdere la propria libertà, ascoltare la propaganda sulla loro acquisto e sulla loro occupazione. Non è solo violenza verbale, è un affronto alla dignità.”

Una frase che suona più come un’accusa feroce a chi ha pensato bene di trasformare una nazione autonoma in pezzo forte di un gioco di potere squallido mascherato da politica estera.

Morale della favola? Sembra che il mondo stia ancora una volta imparando che la sovranità e i diritti non sono argomenti da discutere a porte chiuse mentre si sorseggia un caffè, ma una realtà che si rispetta… o che almeno dovrebbe.

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