Trump convoca amici e nemici in una chiamata disperata per salvare lo Stretto di Hormuz perché, ovviamente, il destino del mondo è nelle sue mani

Trump convoca amici e nemici in una chiamata disperata per salvare lo Stretto di Hormuz perché, ovviamente, il destino del mondo è nelle sue mani

Il grandioso presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con la sua inconfondibile modestia e capacità diplomatica, ha deciso di delegare agli altri Paesi la fatica di garantire la sicurezza nello strategico Stretto di Hormuz. Quel minuscolo ma cruciale passaggio dove transita buona parte del greggio mondiale, una pressione che evidentemente gli Stati Uniti affrontano con un sorriso compiaciuto dal momento che dipendono appena per meno dell’1% da quella rotta. Una nota di grazia per il pubblico globale, soprattutto per le economie asiatiche come Giappone e Cina, che lì dipendono rispettivamente per il 95% e il 90% del loro petrolio. Ma tranquilli, che la responsabilità di mantenere aperta questa arteria energetica amata da tutti non è un problema americano, bensì internazionale.

Donald Trump ha puntualizzato:

“Gli Stati Uniti dipendono pochissimo dallo Stretto di Hormuz, meno dell’1% del nostro petrolio arriva da lì. Tuttavia, paesi come Giappone e Cina sono fortemente dipendenti. Anche molti paesi europei ricevono una quantità significativa di petrolio attraverso questa rotta.”

Insomma, è ora che il mondo – e non gli Stati Uniti, ovviamente – si rimbocchi le maniche e si faccia carico di preservare questa via petrolifera insostituibile per l’economia globale. Che ci voleva, pensare che qualcuno da solo rispondesse a una crisi che tocca praticamente ogni altra grande potenza.

Peccato che un po’ di ironia non serva a correggere questa piramide di responsabilità rovesciata dove chi usa poco un passaggio strategico, ma è il più potente sulla scena globale, si permette di dare lezioni a chi invece si gioca tutto lì. Un classico esempio di “tu caschi, io controllo”.

Nel frattempo, il mondo assiste all’immagine perfetta di un impero che si sgrana la coscienza con un’alzata di spalle mentre invita le vittime più esposte a salvaguardare il proprio stesso interesse. Del resto, perché mai un gigantesco consumatore di petrolio dovrebbe preoccuparsi di chi ne ha bisogno sul serio? Un concetto così semplice che conquista il palcoscenico internazionale con tutta la grazia di un elefante in cristalleria.