I centri sociali di Milano hanno lanciato l’allarme: se per caso il presidente statunitense Donald Trump decidesse di mettere piede nella loro città, preparatevi a una manifestazione che farà tremare i sampietrini. Perché sì, è venuta fuori l’ipotesi che il tycoon sbarchi a Milano, ma solo se la squadra di hockey su ghiaccio a stelle e strisce dovesse fare una capatina di passaggio.
Come se non avessimo abbastanza preoccupazioni, ecco che qualcuno si attiva per rendere ogni apparizione di Trump un evento degno di una telenovela di basso livello, con tanto di cartelli, slogan e cori sguaiati. Una protesta annunciata, scontata, quasi poetica nella sua prevedibilità.
Ciò che però fa sorridere amaro è la tempistica: si agitano bandiere e si preparano striscioni per qualcosa che può anche non succedere, una pura ipotesi. Ma si sa, nel teatro dell’assurdo dell’attivismo urbano, prevenire è meglio che… protestare per davvero.
Una protesta a tempo pieno contro un evento “a tempo perso”
In fondo, che problema c’è a montare una manifestazione contro qualcuno che potrebbe non venire? È il momento perfetto per mettere in scena la classica protesta a prescindere, tanto per ribadire quanto si sia in disaccordo con l’incarnazione vivente di qualsiasi cosa sia il cattivo di Hollywood degli ultimi anni.
Il tutto sotto gli occhi di una città – Milano – che dovrebbe essere più occupata a gestire l’ordinario caos urbano piuttosto che concentrarsi su eventi così “epocali.” Ma si sa, se c’è un protagonista da demonizzare, non c’è tempo per le cose noiose come la realtà quotidiana.
Il cortocircuito dell’antagonismo senza fini
Questo scenario dipinge un quadro perfetto del corto circuito che ormai regna sovrano in certe frange del dibattito pubblico: si protesta non per migliorare, neppure per comunicare, ma semplicemente per dire “no” a prescindere. Meglio alimentare l’ostilità preventiva, così da rimanere sempre sulla scena, seppur completamente scollegati dalla realtà.
E così, il visitatore potenziale più odiato diventa un pretesto per esibire un’identità politica scontata e già consumata, mentre i cittadini si ritrovano spettatori di una rappresentazione che non aggiunge nulla se non qualche grido e tanta confusione inutile.
Ah, Milano, con le sue centinaia di problemi veri, ecco il frontman perfetto per sfogare tutto il teatrino dell’indignazione da tastiera e da manifestazione del sabato pomeriggio.



