Troppo tennis e padel, poco sudore: atletica in agonia al XXV Aprile

Troppo tennis e padel, poco sudore: atletica in agonia al XXV Aprile
XXV Aprile di Milano, zona QT8, ai piedi del famigerato Monte Stella. La sempre attenta Golarsa Academy, fresca di esperienza con una scuola di tennis, ha deciso di proporre un bel restyling dell’impianto, trasformandolo in un regno tennistico dove l’atletica – poverina – diventa un lontano ricordo. Naturalmente, tutto questo magia grazie a un partenariato pubblico-privato che, manco a dirlo, privilegerà il tennis su tutto il resto.

Ovviamente, e come nelle migliori commedie, ad opporsi a questa rivoluzione c’è un ordine del giorno firmato dai presidenti delle commissioni Olimpiadi e Sport, rispettivamente Alessandro Giungi (Pd) e Tommaso Gorini (Verdi), insieme a un manipolo di consiglieri di maggioranza e opposizione. Il desiderio? Semplicemente mantenere intatta la sacra vocazione atletica del centro, dove almeno qualcuno potrà ancora sudare – e non solo colpire una pallina colorata.

Premessa: il Municipio 8, in una mossa tanto unanime quanto forse un po’ ingenua, aveva già approvato un ordine del giorno a tutela dell’atletica. Tradotto: teniamo la pista indoor da 60 metri, ristrutturiamola, e per carità, niente campi o campetti che possano distruggere questa scintilla di sport genuino che ci rimane.

Passiamo al progetto, che pare uscito da un catalogo “Il tennis prima di tutto”: una bella ristrutturazione della pista di atletica, certo, ma con l’aggiunta di ben due campi da tennis in terra rossa, coperti da pallone pressostatico per l’inverno – perché il freddo non ferma certo un vero tennista. Ma non finisce qui: quattro campi in resina con tensostruttura, tre campi da padel con tensostruttura (perché il padel è la nuova religione sportiva), due da pickleball (incluso nel pacchetto “sport da racchetta”), quattro campi da tennis in erba naturale, e una pista indoor da atletica che parte da 40 metri ma potrebbe miracolosamente aumentare su richiesta.

Ecco il punto dolente: i quattro campi da tennis si piazzeranno – indovinate dove? – proprio al centro della pista di atletica. Sì, proprio lì dove ogni atleta avrebbe bisogno di correre libero senza ostacoli. Sicuramente amovibili, dicono, ma l’impressione è che diventeranno un monumento permanente all’ostruzionismo sportivo.

Per chi ama rincorrere la palla, questo è un paradiso; per gli amanti dell’atletica, una disdetta: lo spazio per il riscaldamento sparirà come neve al sole, mentre la pista indoor, mai aperta né collaudata perché – sorpresa! – è “sbagliata”, sarà distrutta in favore di un nuovo edificio multifunzione con ristorante, uffici e spogliatoi di lusso. Perché chi corre ha bisogno soprattutto di un cocktail bar, ovviamente.

Dunque, segnatevelo bene: il centro storico dell’atletica milanese – l’ultimo baluardo dove i poveri appassionati possono allenarsi pagando un biglietto giornaliero, senza la complicazione di un abbonamento o di una tessera – rischia di essere fagocitato da uno tsunami di racchette, corde e palline colorate.

Non stupisce, quindi, l’ordine del giorno firmato da consiglieri di maggioranza – Alessandro Giungi (Pd), Tommaso Gorini e Francesca Cucchiara (Verdi), Gianmaria Radice (Italia Viva) – unito a quello di opposizione – Michele Mardegan e Pietro Celestino (FdI), Alessandro Verri, Samuele Piscina e Pietro Marrapodi (Lega), Alessandro De Chirico (Forza Italia) – per tentare di arginare questa invasione sportiva. L’obiettivo è chiaro: veicolare uno strano equilibrio in cui atletica e racchette possano esistere senza pestarsi i piedi – o meglio, le scarpe da corsa e le scarpe da tennis.

Difendere l’atletica a colpi di ordini del giorno

Alessandro Giungi tira fuori la voce da girone infernale del buon senso e dichiara:

“La riqualificazione deve salvaguardare l’atletica e rispettare criteri condivisi con la Fidal, così migliaia di ragazzi possono continuare a correre. Fondamentale mantenere la pista indoor: a Milano, città delle Olimpiadi, quando arriva l’inverno non esistono piste adeguate dove praticare. E qualcuno vorrebbe rimpiazzarla con una clubhouse… roba da matti.”

Tommaso Gorini, sempre più entusiasta, rincara la dose:

“A Milano ci sono pochi impianti dedicati all’atletica leggera come il XXV Aprile. L’importanza di questo luogo è enorme. Va custodito e valorizzato. La pista indoor attende da anni di essere aperta, ma invece perde pezzi e viene ignorata. Per noi e il Municipio 8, l’interesse pubblico coincide con la tutela delle strutture già esistenti e con la promozione dell’atletica. Qualunque sarà il prossimo gestore, deve rispettare queste indicazioni.”

Riassumendo per chi volesse un titolo più pacato: la battaglia su via Cimabue è ormai esplosa. Gli attivi sostenitori del tennis hanno presentato un progetto faraonico, l’atletica cerca di salvarsi dall’invasione. E noi? Noi restiamo a guardare, tra un ace e una corsia da 60 metri bloccata, e a ridere (o piangere) di questa epica, e quasi epocale, battaglia milanese.

Ah, la solita delizia della politica sportiva milanese: quando un Comune decide di lanciare un Partenariato Pubblico-Privato (PPP), ci si può aspettare solo una cosa certa—un bel pasticcio garantito. Questa volta, il protagonista è il centro sportivo XXV Aprile, finito sotto i riflettori per via della proposta da parte della società tennistica Golarsa, che punta a rinnovare la struttura a discapito dell’attuale gestore, il CUS Milano, fedelmente appoggiato dalla FIDAL.

Come se non fosse scontato, il vero “nodo” della querelle si riduce al solito duello di prestigio tra due miti dello sport: da una parte l’atletica leggera, dall’altra il tennis (e gli adorati sport di racchetta che stanno spopolando). La proposta Golarsa, tuttavia, sembra più la furbata di chi vuole trasformare un glorioso polo sportivo nato negli anni ’60 sotto il Monte Stella in una specie di circo per sportivi con racchetta nei guanti.

Campi da tennis “invasivi” e altre delizie

Prepariamoci a un restyling che farà tremare gli appassionati di atletica: la proposta sfornerebbe ben 6 nuovi campi da tennis, di cui 4 “amovibili” sì, proprio su quel prezioso prato verde che incornicia la pista di atletica. Ah, il genio strategico: piazzare campi e addirittura zone per pickleball/padel così vicini alle corsie di corsa da mettere a rischio sia la sicurezza dei corridori sia i loro rituali di riscaldamento. Sicurezza? Spazio? Evviva il rischio calpestato!

Ma non è finita qui. La ciliegina sulla torta è la pista indoor di 60 metri: esiste già, costruita anni fa, ma è così “fantasma” che non è mai stata neanche collaudata o aperta al pubblico. Golarsa invece prevede di demolirla per far posto a un bel palazzo con ristorazione, uffici e spogliatoi. Insomma, chi ha bisogno dello sport quando si può avere un bistrot e qualche ufficio trendy? Un sacrificio onorevole, no?

E se qualche amante del verde si illude di essere al sicuro, sappia che anche gli alberi secolari (sì, quegli alberi di alto fusto presenti da oltre 60 anni) rischiano di cadere sotto l’ascia urbanistica. Tutto per fare spazio a un progetto che evidentemente ha più cuore per le racchette che per il fomito vegetale o, peggio, l’atletica.

Le richieste alla Giunta Sala: una boccia d’acqua fredda

L’Ordine del Giorno, riprendendo un atto già passato all’unanimità dal Municipio 8, pretende un minimo di buonsenso da parte del Sindaco Salvatore Sala e della Giunta, chiedendo che la procedura di assegnazione venga aggiustata — o meglio, che la vocazione storica del centro sportivo non finisca sacrificata sull’altare del padel e del profitto facile.

Il primo punto del manifesto è salvaguardare quella definita come attività “prioritaria”: sì, l’atletica leggera, non il tennis o il padel. Ecco una proposta rivoluzionaria: invece di cancellare la pista indoor di 60 metri, perché non ristrutturarla secondo i criteri ben decisi con la FIDAL e, finalmente, aprirla ai veri atleti? Ah, l’utopia dello sport a misura d’atleta!

Il consiglio è anche di proibire qualsiasi costruzione o campo che possa interferire con la pista d’atletica o con i suoi spazi di pertinenza. Così, per garantire che gli atleti non debbano correre tra gli ostacoli, sia figurativi che letterali.

E ovviamente, l’appello più ecologista non poteva mancare: gli alberi alti sei decenni devono rimanere in piedi, altrimenti dove va a finire il cliché del polmone verde cittadino? Senza contare che il Municipio 8 e il Consiglio Comunale vogliono essere costantemente aggiornati, come quei genitori apprensivi che non si perdono neanche un passaggio.

Obiettivi politici o semplici buone intenzioni?

Il documento sottolinea una tragica realtà: l’atletica leggera, quel magnifico sport popolare e da base, è ormai relegata a un angolo buio a Milano, soprattutto per la mancanza (cronica) di impianti indoor. Vedi caso, dopo il meritato funerale del Palazzetto sportivo nel lontano 1985, nessuno sembra aver voglia o possibilità di fare qualcosa di serio.

Secondo i firmatari, il centro XXV Aprile dovrebbe restare un’eccellenza pubblica e inclusiva, la casa accogliente per runner, scuole e atleti seri. Non un avamposto per quegli sport “su prenotazione” che promettono guadagni facili a chi può permettersi di pagare a ore, come il padel o il tennis che, tra una pallina e l’altra, si mangiano cannolicchi di erba e pace per chi corre.

In sintesi, la sfida è trasformare un polo sportivo con radici solide e decenni di storia in un parco giochi moderno per gli appassionati della racchetta a scapito di chi corre, salta o lancia. Un cambio di paradigma sociale che, chi sa, forse un giorno verrà spiegato con un manuale di assurdità istituzionale.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!