Trieste sotto choc: adolescente trasforma la famiglia in tragedia, zia finisce nel fiume e lui ammette tutto senza batter ciglio

Trieste sotto choc: adolescente trasforma la famiglia in tragedia, zia finisce nel fiume e lui ammette tutto senza batter ciglio

A San Stino di Livenza, una tranquilla cittadina veneziana, un diciassettenne ha deciso di alzare il livello della serata con un omicidio da manuale: ha colpito a coltellate la povera zia e, con la delicatezza di un artista del crimine, ha gettato il suo corpo nel vicino corso d’acqua, il canale Malgher. Perché accontentarsi di una banalità quando si può persino diventare nota stampa?

Il giovane, che tra poco spegnerà le diciotto candeline, è ovviamente un cittadino italiano, originario proprio di questa ridente località. Dopo qualche ora di pressioni da parte del magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone (che sembra aver trovato il suo nuovo passatempo), ha deciso di confessare tutto, sollevando il PM dal fastidio di indagare all’infinito. Naturalmente, essendo minorenne, la pratica è subito passata nelle mani degli esperti della Procura dei Minori di Trieste, che di sicuro non vedono l’ora di metterci il naso in questo caso scottante.

I carabinieri della Compagnia di Portogruaro hanno fatto il loro sporco lavoro, sospettando fin da subito del protagonista di questa drama-famiglia, fino a quando il giovane non ha ceduto e ha confessato l’omicidio. Non contento, ha pure rivelato che l’arma del delitto è stata un coltello: chi l’avrebbe mai detto? Avvolto in un alone di normalità questa scelta da cliché.

La vittima? Una donna di 53 anni, niente meno che la zia del ragazzo. Perché uccidere un estraneo quando si può tranquillamente puntare sul collaterale familiare, magari per risparmiare sulle complicazioni? Il movente, a sentirsi dire, sarebbe un “grave dissidio familiare”. Tradotto: l’atmosfera durante le cene in famiglia era meno rilassata di un talk show politico.

Nonostante il giovane abbia indicato esattamente dove ha fatto sparire il cadavere, le ricerche nel canale Malgher, iniziate la sera stessa dell’omicidio, sono ancora infruttuose. I sommozzatori specializzati di Venezia e i vigili del fuoco locali stanno scandagliando il canale con la dedizione di chi sa che ormai la tranquillità della zona ha preso una piega tutt’altro che rilassante. Le operazioni di ricerca, sospese durante la notte (perché anche i sommozzatori hanno bisogno di una pausa caffè), sono riprese all’alba, come in un film poliziesco costretto a rispettare i tempi televisivi.

Il contesto e le ambiguità del caso

Naturalmente, il fatto che un ragazzo quasi maggiorenne confessi un crimine così grave apre un ventaglio di interrogativi tanto banali quanto ignorati: quali dinamiche familiari morbose portano a un gesto così estremo? Quale ruolo gioca la comunità locale in questo dramma silenzioso? E la giustizia minorile, chiamata a raccogliere questo testimone pesante, saprà davvero essere all’altezza di una situazione che sfugge a qualsiasi schema fin troppo prevedibile? Ma chi vogliamo prendere in giro: lo sappiamo tutti che certe risposte non arriveranno mai.

Nel frattempo, la macchina della giustizia si mette in moto, con tanto di maggistrati, carabinieri, sommozzatori e scalpelli di metafore pronte a scavare sotto la superficie. Se il corpo non sarà mai trovato, avremo tanto da fantasticare su misteri irrisolti, ma chissà, forse è esattamente ciò che qualcuno spera. Dopotutto, cosa sarebbe un bel delitto senza un po’ di suspense e qualche mistero da raccontare ai pranzi della domenica?

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