Un giovanissimo studente di appena 13 anni, frequentante la scuola secondaria di primo grado, ha deciso di mettere in scena un classico esempio di “buonismo giovanile” accoltellando una professoressa di francese di 57 anni. L’atto teatrale si è svolto alle 7:45 del mattino del 25 marzo, a Trescore Balneario, una tranquilla cittadina bergamasca, in via Damiano Chiesa. Perché aspettare la campanella, quando si può trasformare un normale giorno di scuola in un incidente quasi “epico”?
La professoressa è stata prontamente trasportata all’ospedale di Bergamo in condizioni gravissime, anche se fortunatamente non in imminente pericolo di vita. Il giovane aggressore, evidentemente ispirato da qualche oscuro film d’azione, indossava una maglietta con su scritto “Vendetta” – chissà se per caso un messaggio subliminale – e per non farsi mancare nulla, nello zaino aveva persino una pistola scacciacani. Che classe, ragazzi!
L’aggressione non è avvenuta dietro le quinte, ma proprio in bella vista: il ragazzo ha prima affiancato la docente fuori dall’istituto, per poi dar vita allo spettacolo nei corridoi della scuola. Fortunatamente, un docente e due collaboratori scolastici hanno fatto da eroi improvvisati evitando il peggio, immobilizzando il giovane per consegnarlo poi alle forze dell’ordine, intervenute sul posto.
Dal punto di vista “terapeutico” l’istituto ha fatto il classico passo da manuale: ha chiamato gli psicologi per un supporto emotivo agli studenti, nel caso in cui simili scene di “ordinaria follia” in aula dovessero comparire di nuovo. Un piccolo dettaglio su cui riflettere a fondo.
Le parole di circostanza del Ministro
Giuseppe Valditara, il dirompente Ministro dell’Istruzione, non si è fatto attendere, sfoderando il suo tempestivo e trito repertorio di solidarietà e buone intenzioni. Naturalmente ha espresso “forte vicinanza” alla vittima, alla famiglia e al sistema scolastico tutto – che miracolosamente continua a funzionare nonostante tutto questo caos.
Ma la vera chicca arriva nella sua esigenza urgente di approvare “norme severe”, come se le leggi già esistenti fossero solo pietre tombali di una storia passata. Per lui, la colpa è “la criminalità giovanile” e, ovviamente, “la diffusione di armi improprie tra i giovani” – perché niente dice prevenzione come un bel pugno di regolamenti a tavolino.
Giuseppe Valditara said:
“Quanto accaduto in provincia di Bergamo, presso l’Istituto comprensivo di Trescore Balneario, è un fatto di una gravità sconvolgente. Esprimo innanzitutto la mia forte vicinanza alla docente, ai suoi famigliari, alla scuola. Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica.”
Insomma, è tutto un gran festival dell’ipocrisia: da un lato, la scuola si ritrova a gestire emergenze da film horror, ma dall’altro si prospettano solo nuove leggi e iniziative “educative” che, francamente, sembrano più l’eco di un déjà-vu che una soluzione concreta. Nel frattempo, un adolescente con una maglietta tematica e un’arma giocattolo ha fatto vedere a tutti come si trasforma la routine scolastica in un bizzarro show di violenza e sventura.
Chissà quale sarà la prossima puntata di questa saga tragica, ma almeno speriamo che la “vendetta” resti confinata alla maglietta e non diventi una moda scolastica.



