Treno deragliato e indagine lampo: le scarpe del conducente finiscono in manette per un motivo da far ridere

Treno deragliato e indagine lampo: le scarpe del conducente finiscono in manette per un motivo da far ridere

Sono state sequestrate le scarpe del tranviere che guidava il tram della linea 9, protagonista di un deragliamento che ha trasformato un pomeriggio milanese in una fiction tragica, con due morti sul palco di Viale Vittorio Veneto. Il motivo? Evidentemente, per capire se il racconto del 60enne conducente regga più della carrozza sull’asfalto.

Il nostro eroe Atm, immediatamente dopo l’entrata in servizio, avrebbe avuto la brillante idea di lasciare la cabina per prestare soccorso a un disabile in carrozzina. Niente di strano, se non fosse che durante questa nobile operazione la sedia a rotelle gli avrebbe pestato l’alluce sinistro, lasciandolo con un trauma e una nail art decisamente poco artistica: un alluce nero come il carbone e un’unghia in sciopero, strappata via senza preavviso.

Per ovviare a ogni dubbio, lo stato si è preso la briga di sequestrare le calzature in questione, alla ricerca di prove tangibili – o meglio, di impronte delle ruote di quella sedia traditrice – che possano confermare o smentire la versione del tranviere. Nulla di più logico che indagare sulle scarpe, perché forse le scarpe sanno più cose del conducente stesso.

Il mistero della scatola nera

Nel frattempo, gli investigatori aspettano con ansia la prossima settimana per decidere se devono affrontare il più semplice dei casi – con consulenze ordinarie – o cimentarsi nelle vertigini delle attività “irripetibili”. Prima fra tutte, la famosa “scatola nera”. Eh sì, il tram di ultima generazione non si limita a portare cittadini indaffarati, ma si diverte anche a tenere un diario segreto che potrebbe raccontare, con dovizia di particolari cinematografici, velocità e dinamiche del fatale deragliamento.

Le telecamere: guardano o fanno finta?

Se vi aspettate video scioccanti del disastro in diretta, preparatevi a una delusione: le telecamere interne del tram potrebbero non aver registrato nulla. O meglio, non come si dovrebbe. Sembra infatti che, in nome della “tutela del lavoratore”, quelle telecamere puntate proprio sul tranviere abbiano scelto di osservare con uno sguardo molto discreto, quasi ad evitare imbarazzi.

Come se non bastasse, il traffico dati del conducente – ora sotto inquisizione per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni – sembra abbia deciso di mantenere una sconcertante compostezza: niente telefonate incriminate durante l’orario di lavoro. Solo dopo il disastro, una chiamata per annunciare il tragico incidente e poi silenzio.

Le autopsie del fatale epilogo

Come in ogni thriller che si rispetti, il prossimo atto prevede le autopsie sui corpi delle due sfortunate vittime. I medici legali, armati di bisturi e scetticismo, dovranno stabilire quale causa abbia trasformato quella corsa su rotaia in una tragedia vera e propria. Sarà interessante scoprire se le risposte arriveranno da indizi concreti o dalle solite interpretazioni acrobatiche della realtà.

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