Dopo la toccante visita ai pazienti dell’ospedale Niguarda, sopravvissuti al celeberrimo incendio di Crans Montana — perché nulla dice “normalità” come un rogo in un luogo di vacanza –, il nostro venerato presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è gentilmente recato a Palazzo Marino. Ad attenderlo, come in un summit di estrema importanza, il sindaco Beppe Sala e il governatore della regione Lombardia, Attilio Fontana, tutti pronti a sussurrare il rituale benvenuto al capo dello Stato.
Qui, Mattarella — con tutta la solennità che il protocollo consente — ha accolto la presidente del Comitato Internazionale Olimpico, Kirsty Coventry, insieme al presidente della mitica Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò. Non potevano mancare le star istituzionali: il ministro dello Sport Andrea Abodi, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio e i membri del CIO, tra i quali spicca il principe Alberto di Monaco. Insomma, il gotha dello sport e delle poltrone riunito in un unico, soffocante ambiente di eccezione.
Chi pensava che la giornata finisse qui si sbaglia: a Milano, alla celebre Scala, si è tenuto un sontuoso concerto riservato alle autorità. L’orchestra, guidata dal maestro Riccardo Chailly, ha inaugurato la 145esima sessione del CIO con una colonna sonora che, ne siamo certi, ha emozionato le coscienze al pari di un meeting aziendale ricco di slides e passaggi PowerPoint.
Tra gli ospiti d’onore, l’étoile Roberto Bolle, che ha annunciato con piglio da star la sua partecipazione alla cerimonia di chiusura a Verona. A fianco a lui, l’ex presidente della regione Veneto e attuale presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, che, con la profondità di chi legge troppi tweet, ha auspicato non solo una “tregua olimpica”, ma anche la cessazione di tutte le guerre in corso. Niente di più facile, vero?
Sergio Mattarella si è concesso un momento di retorica profonda:
“I Giochi sono l’evento sportivo universale. L’Italia è felice di accogliere il gran numero di atleti, gli allenatori e i tecnici, gli spettatori che da ogni parte del mondo giungeranno per assistere alle gare. Ne avvertiamo la responsabilità, e abbiamo affrontato con passione gli impegni della preparazione. Consideriamo l’ospitalità un tratto caratteristico dell’identità italiana, della sua cultura.”
Nientemeno, per il presidente il bla-bla-bluquando istituzionale diventa messaggio politico:
“I Giochi sono un grande evento globale che lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Le guerre, le lacerazioni alla serenità della vita internazionale, gli squilibri, le sofferenze recano oscurità e feriscono le coscienze dei popoli. Lo sport accoglie, produce gioia, passione, speranza. È rispetto per l’altro. Sfida ai propri limiti: è libertà di progredire.”
Naturalmente, non poteva mancare il momento da buonismo olimpico-pacifista, lanciando la classica invocazione alla “tregua olimpica”, praticamente la pace nel mondo con il solo potere degli 88 metri di pista.
Mattarella ha auspicato:
“Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi. Lo sport ha una grande forza nel mondo delle comunicazioni globali. I Giochi sono uno strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca.”
Milano si arma di transenne: la giornata di fuoco (letteralmente, vista l’occasione) della città
Perché anche la pace olimpica ha bisogno di polizia urbana e traffico paralizzato.
Il giorno clou, lunedì 2 febbraio, vede Milano trasformarsi in un labirinto di vie sbarrate e deviazioni compulsive. Dalle 14 a mezzanotte, l’area intorno a Teatro alla Scala e Palazzo Marino si trasforma in una Zona Off Limits degna delle migliori strategie da videogame. Via Manzoni, via dell’Orso, via Santa Margherita, piazza della Scala, via Gerolamo Morone, via degli Omenoni e un’ampia lista che mette a dura prova la pazienza degli automobilisti milanesi.
Naturalmente, l’accesso sarà riservato “ai residenti e ad alcune categorie autorizzate”, perché non si può disdegnare il privilegio di arrivare a casa senza dover fare lo slalom tra le transenne. Le linee del trasporto pubblico subiranno deviazioni a prova di sfinimento, sotto l’occhio vigile dell’Autorità di pubblica sicurezza.
Un modo elegante per annunciare che la città sarà bloccata, sospesa in una danza di divieti e restrizioni, proprio mentre il mondo guarda il palcoscenico italiano con l’occhio indulgente di chi sa che tutto questo è “per il bene superiore dello sport”.

