Ovviamente, il gran finale non ha deluso le aspettative: uno di loro, un tredicenne residente a Ossona, ha deciso che la passeggiata su un vecchio capannone fosse la miglior idea. Il risultato? Una caduta di ben nove metri, con fratture gravi alle gambe. Che epica dimostrazione di “come NON esplorare”.
La scena si è svolta intorno alle 18, l’ora migliore per farsi male, evidentemente. I ragazzi, entrati in un’area che qualcuno aveva ben pensato di lasciare a portata di mano, si sono lanciati nell’ancestrale sport del “chi scivola per primo”: l’innocente tredicenne ha sfidato la gravità, con la copertura del capannone che naturalmente ha deciso di tradirlo. Ah, la sicurezza prima di tutto!
L’eroica idea degli altri due compagni di sventura è stata telefonare ai soccorsi, che prontamente hanno spedito il giovane diretto al niguarda, dove ora giace con una prognosi riservata. Ovvero, discutiamone poi, perché ora è meglio star zitti.
Come nota di colore, il famigerato Comune aveva già bussato a qualche porta della proprietà per chiedere di rendere la zona meno accessibile. Il fatto che tutto questo si ripeta ci fa venire qualche sospetto: o gli avvertimenti sono stati presi come suggerimenti o la parola “sicurezza” è solo un mito mitologico.
Un invito a un’attenzione… fantasiosa
La morale di questa storia? Forse che lasciare aree abbandonate, facilmente raggiungibili e potenzialmente pericolose, insieme a ragazzi in cerca di adrenalina, è una miscela esplosiva da manuale. Ma cosa pretendere di più da un sistema che, se dovesse fare un corso sull’evitare tragedie, probabilmente partirebbe dalla foto del tredicenne sul capannone come esempio di cosa NON fare?
Che dire, consigliamo a tutti coloro che sognano di scalare capannoni scassati di scegliere altri metodi più sicuri, tipo forse… non farlo? Ma d’altronde, la gioventù è così: pronta a sfidare la sorte e, a volte, pure l’ingegneria delle strutture ospitali.



