Da un lato, un mercantile carico di container ha accusato un colpo da un misterioso ordigno a circa 35 miglia nautiche a nord di Jebel Ali, il porto strategico vicino a Dubai. Ovviamente, il fuoco ha fatto capolino a bordo, ma tutti i membri dell’equipaggio sono miracolosamente sopravvissuti a questa piccola fiammata. Nel frattempo, due petroliere straniere bruciano nelle acque irachene vicino a Umm Qasr, non lontano da Basra. E, perché non rendere le cose più interessanti, almeno una persona ha perso la vita. Mentre 38 membri dell’equipaggio sono stati prontamente recuperati, come in un copione di un thriller di bassa lega.
Il tutto avviene in un contesto in cui il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per circa il 20% del petrolio e gas mondiale, si è praticamente bloccato dopo i bombardamenti aerei condotti dagli Stati Uniti e da Israele sull’Iran il 28 febbraio. Ovviamente, la risposta iraniana è stata lanciare missili contro le navi che tentano di attraversare la zona. Un classico gioco al massacro, che pare destinato a non placarsi.
Una promessa «spericolata» sui prezzi del petrolio
Tenetevi forte: Ebrahim Zolfaqari, portavoce del comando militare iraniano, ha avuto il piacere di annunciare un futuro radioso per i consumatori, predicendo un petrolio a 200 dollari al barile. Perché? Semplice: la sicurezza regionale è un optional, ormai completamente devastata, e questo si riflette sul prezzo dell’oro nero.
Ebrahim Zolfaqari ha dichiarato:
«Prepariamoci al petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale, che voi avete destabilizzato.»
Chiaro e cristallino, vero? Più caos, più soldi per pochi eletti. E tutto sotto gli occhi attenti dei mercati finanziari che, nel frattempo, ignorano elegantemente i consigli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, la quale ha deciso di immettere sul mercato una riserva record di 400 milioni di barili, anche se senza affrettarsi troppo a dire quando questo tsunami di petrolio arriverà realmente.
I prezzi del greggio hanno risposto prontamente, con il Brent che ha fatto un balzo del 5,7% superando i 97 dollari al barile, e il West Texas Intermediate americano che si è accodato con un +5,3% a quasi 92 dollari. Applausi per la sorpresa!
Insomma, se c’è un modo per regalare un po’ di suspense ai mercati energetici mondiali, l’instabilità nel Golfo Persico sembra il più efficace. Ed è tutto molto, molto prevedibile – ma solo se ve lo aspettate.



