Tre mosse geniali per sopravvivere al caos delle Big Tech americane senza perdere la testa

Tre mosse geniali per sopravvivere al caos delle Big Tech americane senza perdere la testa

Ah, la febbre dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti finalmente si raffredda. Dopo anni di estasi tech, è arrivato il momento di tirar fuori l’Artiglio del Diversificatore, perché evidentemente non conviene più mettere tutte le uova nel cestino dei mega-campionissimi della Silicon Valley. Tom Watts, portfolio manager di Julius Baer, ci offre la sua versione del “come allontanarsi dall’AI americana” con un manuale in tre mosse che sembra la guida definitiva contro lo shock da sovraeccitazione tech.

Prima regola: non esagerare con le compagnie super potenti della tecnologia a stelle e strisce. La soluzione? Un tracker S&P 500 a pesi uguali, quella meraviglia che evita il rischio di concentrazione in pochi giganti ultra-osannati. “È un modo semplice, economico ed efficiente”, dice Watts, che con un sorriso suadente ci invita ad abbracciare settori alternativi, quei partecipanti alla festa che finora erano rimasti ai margini.

Secondo passaggio: la fuga dai confini made in USA. “Non è ancora diventato un trend ma è evidente: siamo passati dal ‘Compra America’ al ‘Addio America’”, rincara la dose. Nel suo outlook 2026, l’istituto finanziaio di Zurigo propone una strategia “costruttiva ma equilibrata” nei mercati globali: l’intelligenza artificiale può pure dettare legge, ma non dimentichiamo che la stabilità è meglio cercarla in sanità difensiva, nei titoli svizzeri, nei ciclici europei e, naturalmente, nella forza emergente guidata dall’Asia.

Due velocità e mezzo nelle banche centrali

Ah, e i tassi? Qui Watts diventa il Nostradamus delle banche centrali. Nel 2026 assisteremo a quella che chiama teneramente “la politica dei due ritmi” in fatto di tagli dei tassi di interesse. La Federal Reserve sembra destinata a tagliare ancora, la Bank of England lo farà addirittura più in fretta di quanto molti temono, mentre la tanto osannata Banca Centrale Europea si prepara a uno stop temporaneo, un’ultima finta prima di rispolverare la manina al rialzo.

E nel mezzo di questo balletto? L’oro, immancabile protagonista di scena. Secondo Watts, è ancora quel “gioco” attraente da cui non si può prescindere, complice l’incertezza rinnovata sui dazi voluti da Donald Trump e l’immancabile clima di tensione geopolitica. In un mondo che fa le bizze, il metallo giallo rimane il rifugio d’élite, con le banche centrali che continuano ad accumularne come collezionisti maniaci.

La sicurezza dei beni di consumo: l’ancora nei mari tempestosi

Ultima pillola preziosa nel vademecum anti-panico di Watts: puntate su quei nomi “sicuri” nel mare agitato delle azioni. Sottolinea i colossi dei beni di consumo veloci come Procter & Gamble negli USA e Reckitt Benckiser nel Regno Unito. Questi “pesci pagliaccio” del mercato sono abituati a navigare burrasche economiche e volatilità senza scomporsi più di tanto. Guadagni costanti? Azioni basate su abbonamenti? Fossati economici profondi? Check, check, check.

In sintesi, nel gran teatro della finanza, quando la scena tech sembra vacillare, conviene affidarsi ai veterani, quelli che hanno già visto tempeste e quaresime. Perché in tempi di lockdown e crisi, difficile trovare un porto più sicuro di una società che ti vende detersivi e saponi, sempre pronti a detergere le macchie della borsa.

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