Tram deragliato e la solita assessora Censi che tenta di convincerci che i Tramlink sono sicuri solo perché vanno in mezza Europa — magistrato deciderà, no panico

Tram deragliato e la solita assessora Censi che tenta di convincerci che i Tramlink sono sicuri solo perché vanno in mezza Europa — magistrato deciderà, no panico

Ah, cosa c’è di meglio che sospendere l’uso di un modello di tram solo perché qualche incidente fastidioso ha deciso di ravvivare le nostre giornate? E così, da alcuni comitati di cittadini, arriva l’imperdibile richiesta di mettere a riposo i tram Tramlink, quei simpatici veicoli che venerdì scorso hanno fatto una piccola sceneggiata in viale Vittorio Veneto. Aspettano chiarimenti, ovviamente, perché si sa, nulla è più importante della sicurezza – o almeno della percezione di essa – in una città che vuole chiamarsi moderna.

Ma non temete, perché l’eroina di questa epopea meneghina è lei, l’assessora alla mobilità del Comune di Milano, la robusta Arianna Censi, pronta a mediarci con la saggezza di chi sa dosare bene il panico e la razionalità. Si attende quindi il fatidico momento in cui verrà spiegato cosa, esattamente, ha fatto sbandare il povero tram: un difetto tecnico? Un sabotaggio? O forse solo il sistema che decide di fare i capricci proprio nei momenti meno opportuni?

Quando l’urgenza incontra la lentezza burocratica

La richiesta di sospensione, gentile ma insistente, vuole – ci dicono – evitare che altri viaggiatori si ritrovino a godersi la danza improvvisata di un tram impazzito. Naturalmente, questa santa intenzione cozza con le realtà amministrative di qualsiasi grande città, dove le decisioni sembrano seguire il ritmo di una lumaca sotto valium. Insomma, ci vorranno verifiche, perizie, riunioni, e chissà quante altre occasioni per dibattere senza concludere nulla in tempi accettabili.

Non contenti di questo, ogni tanto i cittadini si avventurano in piccole manifestazioni o post di rabbia sui social, come a ricordarci che la pazienza non è una virtù così diffusa all’ombra del Duomo di Milano. E così, tra promesse vaghe e monitoraggi continui, la situazione si trascina con la grazia di un tram che perde i freni.

Il dilemma di un trasporto pubblico su ruote… che a volte scivola

Ora, riflettiamo un attimo: è giusto o no fermare dei tram perché uno di loro ha deciso che venerdì scorso era il giorno buono per farsi notare? Da una parte la sicurezza non si discute – ed è il mantra che ci sentiamo ripetere ogni volta che succede qualcosa di indesiderato. Dall’altra, però, sarebbe interessante considerare anche il caos alternativo che si genera sospendendo un intero servizio di trasporto fondamentale in una metropoli come Milano. Le conseguenze? Lunghe attese, bus sovraffollati, pendolari inferociti e, perché no, altrettanto pericolosi malumori che possono degenerare in incidenti ben più gravi.

Il vero mistero, però, rimane: se l’incidente di venerdì è un episodio isolato, perché allora creare tutto questo baccano? Se invece è sintomo di problemi sistemici, allora perché attendere il filo di qualche chiarimento prima di agire? In fondo, il mondo del trasporto pubblico è notoriamente un perfetto equilibrio tra motivo e follia, tra efficienza e improvvisazione, un teatro in cui persino i tram più moderni possono diventare protagonisti di una pessima commedia.

In attesa degli esiti delle indagini – che probabilmente arriveranno quando un altro tram avrà già fatto qualcosa di peggio ma in silenzio – la città si gode questo mix di azione e reazione tipico delle grandi amministrazioni italiane. Insomma, un grande spettacolo tragicomico da cui non possiamo far altro che imparare una cosa fondamentale: in Milano, quando i tram si fermano, si apre la stagione dei dilemmi inesauribili.

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