Milano continua a crescere verso l’alto come una giungla di cemento e vetro, con torri che spuntano senza tregua, riscrivendo lo skyline cittadino a ritmo forsennato. Eppure, sotto questa foresta verticale, tra delibere intricanti, convenzioni misteriose e cantieri nascosti agli occhi comuni, si cela un’opacità da far impallidire qualsiasi sceneggiatura noir: cosa succede davvero in questa città in piena metamorfosi? Quanti cantieri stanno sbucando e, soprattutto, chi ci guadagna davvero?
Se si prova a fare due conti, emerge un quadro da cartolina distorta: nuove torri si moltiplicano in quella che dovrebbe essere la seconda capitale italiana, ma con una trasparenza degna di una taverna cieca. Il terreno di gioco sembrerebbe quello classico delle tavole imbandite: patti sottobanco, interessi privati camuffati da bene pubblico e interventi urbanistici che nessuno osa mettere realmente in discussione.
Le delibere comunali scorrono fluide, con una velocità che più che trasparenza trasuda superficialità. Progetti approvati senza clamore, in un andirivieni di firme e autorizzazioni che poco hanno a che vedere con una reale partecipazione cittadina o con un dibattito pubblico degno di questo nome.
Una selva di cemento ma pochi occhi vigili
Le convenzioni urbanistiche? Un labirinto di clausole oscure che lasciano spazio a interpretazioni tanto fantasiose quanto comode per gli sviluppatori. E sopra tutti, come moderne divinità, i grandi gruppi immobiliari che, tra un brindisi e l’altro, si spartiscono il mercato senza neanche doversi presentare alle urne.
I cantieri? Sparsi come funghi velenosi, spuntano senza alcun controllo reale. Che siano visibili o nascosti, difficilmente vengono sottoposti a quei rigidi controlli ambientali o di sicurezza che ci si aspetterebbe da una città che pare molte cose, ma poco seria nella gestione del suo patrimonio urbanistico e umano.
Peccato che la foresta di grattacieli porti con sé anche un calo di vivibilità, aumento del traffico, pressione sugli spazi verdi e quei piccoli dettagli – come aria respirabile o spazi per i cittadini – che qualcuno si guarda bene dal menzionare.
Milano tra crescita e illusioni di partecipazione
Intanto, la narrazione ufficiale insiste sul racconto di una Milano che si rilancia nel futuro, con urbanistica smart, investimenti stranieri e posti di lavoro a valanga. Peccato che nessuno spieghi bene chi ci guadagna e chi finisce schiacciato sotto il peso di questo sviluppo vertiginoso e poco riflettuto.
La partecipazione dei cittadini, infine, sembra una favola da raccontare nei discorsi di rito. Tra consultazioni lampo e serate informative che sono più illusioni ottiche che spazi reali di confronto, la maggioranza degli abitanti resta a guardare, intrappolata tra la rassegnazione e uno scetticismo perfettamente razionale.
D’altronde, se passare un progetto ruota attorno a pochi burocrati e imprenditori, perché preoccuparsi della trasparenza? Tanto, in una città che cresce solo in verticale ma non in democrazia, l’unica crescita reale è quella delle rendite immobiliari.
Infine, per quelli che ancora credono nella magia del “fare città”, ecco la cruda realtà: dietro ogni vetro scintillante e torre maestosa si nasconde un intreccio di interessi che ha poco a che vedere con la tutela del bene comune e molto, ma molto, con il tornaconto privato mascherato da modernità.



