Il Torino decide di mostrare un po’ di dignità dopo l’umiliante scivolone a Udine. Con un guizzo di follia in soli 4 minuti, grazie a Simeone e Pedersen, la squadra ribalta il Sassuolo e raggiunge quel magico traguardo dei 44 punti, esattamente come nella passata stagione. Ecco un segnale chiaro e forte per chi sperava in una reazione: D’Aversa si potrà finalmente concedere un sorriso, anche se probabilmente sarà un sorriso amaro, visto il livello delle prestazioni.
Il match inizia con un Sassuolo che fa esattamente quello che fa chi vuole farsi notare: svegliare il Torino dopo meno di due minuti. La coppia Volpato-Pinamonti – due nomi che il club granata sembra intenzionato a comprare per la prossima stagione, chissà se anche loro desiderano tanto questa prospettiva – crea la prima occasione lampante, ma il tiro di Pinamonti viene brillantemente deviato da Paleari. Un inizio scoppiettante, se non fosse che le occasioni fioccano anche per il Torino, che però continua a mostrare la sua proverbiale inefficacia.
In appena 15 minuti, l’errore diventa un’arte condivisa tra le due squadre: Njie, con un incredibile doppio colpo alla traversa di testa, dimostra che il tiro a porta vuota è una chimera per lui, sbagliando goffamente anche lì. Il Sassuolo ringrazia, ma nemmeno deve gioire troppo, perché nel giro di 2 minuti dimostra di saper fare anche di peggio: prima con Muhamerovic che manda a lato una facile incornata da calcio d’angolo, poi con un altro errore clamoroso di Pinamonti che, forse confuso dal tropico accogliente del Grande Torino, calcia in curva una palla che sarebbe stato solo appoggiarla.
Il bello e il brutto della squadra di casa tutto concentrato nei lampi di Njie, il quale sembra più fatto di buona volontà che di concretezza. A tratti appare un giocatore impacciato, come quando al 31’ non riesce a sfruttare al meglio un pallone rifinito da Simeone: avrebbe potuto tirare in porta con facilità, ma decide di perdere l’attimo come se fosse impegnato in un corso accelerato di procrastinazione.
Il momento tecnico più stimolante arriva verso la fine del primo tempo, quando Simeone si inventa una rovesciata che costringe Muric a un intervento straordinario. Peccato che l’arbitro, in un incredibile colpo di fortuna per il Sassuolo, avesse già fischiato un fallo precedente su Lazaro. Insomma, per il Torino è sempre quel solito gioco del “ci proviamo ma nulla di fatto”.
Il break della partita arriva solo all’inizio della ripresa. Dopo un doppio rimpallo fortunoso di Matic, Lipani si fa trovare pronto, e per il giovane Thorstvedt, tenuto inspiegabilmente in gioco da Lazaro, si tratta di un gioco da ragazzi insaccare da due passi. Il Sassuolo si prende così il vantaggio, ma è solo una breve illusione perché il Torino risponde subito, prima colpendo una traversa con Simeone di testa, e poi con un cambio di formazione che segnerà la svolta.
L’ingresso in campo di Zapata per Njie è il segnale che la partita può finalmente virare verso un finale più emozionante: nonostante l’attaccante maledetto oggi sia uno dei pochi volenterosi, è la squadra nel suo complesso a cambiare passo. Tra il 21’ e il 25’ del secondo tempo, infatti, Torino confeziona un clamoroso ribaltone.
Simeone, sempre di testa, raccoglie un assist di Ebosse per pareggiare i conti, un dolce deja vu per il Sassuolo. Subito dopo è il giovane norvegese ex della squadra a firmare il sorpasso: Pedersen di testa mette dentro il 2-1 che regala la quarta vittoria nelle cinque partite sotto la gestione di D’Aversa. Per il giovane nordico, quella è la ciliegina sulla torta: il suo primo gol in Italia, in una partita che sembrava una barzelletta finché non è diventata un piccolo miracolo domestico.
Morale della favola? Se volete una squadra che sappia farsi odiare e amare nello stesso momento, il Torino è qui per voi. Che si preparino bene per il derby dell’ultima giornata, perché il morale è alto e l’entusiasmo garantito, anche se per il resto si vedrà.



