Lunedì 24 novembre 2025, nella regale cornice della Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma, è andato in scena il tanto atteso workshop dell’Ufficio Clima sui “Net Zero Districts (NZD) – Sustainable districts in a climate change scenario”. Tradotto: vogliono rendere la Tiburtina un’area industriale a impatto zero, per salvare il pianeta e magari anche la reputazione delle industrie aerospaziali e tecnologiche che si affacciano su quel quadrante nord-orientale della Capitale, noto soprattutto per accumulare aziende hi-tech e una discreta dose di burocrazia.
Ovviamente, la riunione ha attirato i soliti noti: Edoardo Zanchini (Direttore Ufficio Clima Roma Capitale), Massimiliano Umberti (Presidente Municipio IV), Massimiliano Ricci (Direttore generale di Unindustria), Andrea Aliscioni (Direttore generale ACEA ATO2) e Alessandro Palazzoli (Responsabile pianificazione e sviluppo reti ARETI). Dopo un minuto di applausi per il progetto Net Zero District, si è passati alle chiacchiere sui problemi delle imprese, ovviamente filtrate da qualche questionario e tavoli di confronto, con immancabile consultazione di consulenti tecnici, perché senza experts non si va da nessuna parte.
Il grande piano? Realizzare un progetto che ascolti attentamente lamentele e bisogni delle aziende, per individuare soluzioni capaci di trasformare l’area in un paradiso a impatto zero. Sì, perché energia, acqua, gestione delle risorse e infrastrutture idriche ed elettriche devono diventare il nuovo mantra per non finir sotto la scomoda etichetta di “colpevoli del riscaldamento globale”.
Non stiamo parlando di un semplice esperimento: il progetto vuole essere un modello da “replicare” – parola ormai usata e abusata in ogni convegno che conta – altrove nella regione e persino in tutta Italia. Naturalmente con tanto di finanziamenti miracolosi e supporto alle imprese, che saranno subordinate a rispondere a questionari per comprendere i loro bisogni e, udite udite, organizzeranno altri workshop (perché col workshop si risolve tutto).
Le aziende entusiaste o semplicemente curiose possono compilare un questionario – immancabile passo burocratico – per dire finalmente la loro e sentirsi parte del cambiamento. Chi non vuole, be’, resta come prima. Facile.
La visione del generale dell’Unindustria
Durante il workshop, il sublime Massimiliano Ricci, Direttore generale di Unindustria, ha preso il megafono per ricordarci l’importanza strategica della Tiburtina, definendola non solo un’area industriale ma un “quadrante strategico” per Roma e l’intero Paese. Ovviamente, l’acqua, l’energia e le infrastrutture dovranno convivere in perfetta armonia sotto l’egida di una governance unitaria, perché l’anarchia nei processi porta solo dolore e spreco.
Massimiliano Ricci ha detto:
“La Tiburtina non è solo un’area industriale, ma un vero quadrante strategico per Roma e per il Paese. Acqua, energia, infrastrutture e politiche industriali devono procedere insieme: solo così potremo trasformarla in un modello nazionale di rigenerazione, competitività e impatto zero. Per fare della Tiburtina un Net Zero District servono investimenti mirati e una governance unitaria. Dal riutilizzo idrico alla resilienza energetica, fino alla mobilità e all’attrazione di nuove imprese: è il momento di accelerare e costruire un ecosistema industriale sostenibile e all’altezza delle sfide globali.”
Insomma, una sorta di “mission impossible” con finale felice, da realizzare grazie a investimenti strategici e una stretta di mano tra enti che fino a ieri litigavano anche per la temperatura del condizionatore negli uffici. Sarebbe quasi poetico se non fosse un remake del già visto e sentito mille volte. Ma almeno questa volta hanno inventato il termine “Net Zero District”, per dargli un tono figo e internazionale.
Per chi volesse sobbarcarsi il compito di collaborare con questa epopea industriale e climatica, si può prendere contatto con i professionisti responsabili, i quali risponderanno con tutta la pazienza che questo progetto sacro richiede.

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