Roma non va in vacanza: chi resta si gode una Capitale svuotata dal caos quotidiano, con ristoranti stellati, terrazze da cartolina e giardini dove il traffico sparisce insieme al tempo. Per chi vuole viaggiare con il palato senza spostarsi di un passo, ecco gli indirizzi da non perdere.
Partiamo dall’eccellenza assoluta, quella con tre stelle Michelin: La Pergola di Heinz Beck, ospitato nel sontuoso Rome Cavalieri Waldorf Astoria in zona Trionfale. Qui si fa un miracolo culinario: piatti creativi eppure perfettamente equilibrati, con protagonisti come i famosi fagottelli “La Pergola” ripieni di carbonara. Raramente si vede una simbiosi così riuscita tra cucina, servizio e location, tutto coronato da una vista spettacolare sulla Città Eterna, che compete solo con quella dell’Hotel Hassler in cima a Trinità dei Monti. In quest’ultimo, la vista sarebbe da sola motivo per prenotare, ma la vera sorpresa è l’esperienza gastronomica di Imàgo, una stella Michelin con lo chef Andrea Antonini, un maestro nel combinare tradizione romana e modernità, affiancato dal pastry chef Andrea Villa.
Non lontano da Via Veneto, cuore pulsante della ‘dolce vita’, c’è il Moma dei fratelli Pierini, Franco e Gastone. Qui la parola d’ordine è “contemporaneità” declinata in due anime: una gourmet e una pop. Il nome non è un caso, è ispirato al Museum of Modern Art di New York, e nel locale si respira quell’idea di contenitore d’arte, con sculture, quadri e fotografie che convivono con i piatti di pesce dello chef Andrea Pasqualucci. Proseguendo verso Campo de’ Fiori si trova Il Pagliaccio, con due stelle Michelin: qui non si pranza o cena, si viaggia in giro per il mondo grazie alla creatività e alla visione cosmopolita dello chef-patron Anthony Genovese.
Un’esperienza da segnare in agenda, se ancora non l’avete fatta, è quella da Aroma. Con una stella Michelin, il ristorante vanta la direzione dello chef Giuseppe Di Iorio, che riesce a fondere tradizione e innovazione in piatti che stupiscono, il tutto condito dalla vista più desiderata d’Italia: il Colosseo. Situato al Palazzo Manfredi, il locale regala uno scorcio unico sulla Domus Aurea e, a metà tra sogno e realtà, l’Altare della Patria in lontananza. Un capolavoro visivo cui si aggiunge la raffinata cucina.
Spostandosi sul Lungotevere delle Armi, si trova Villa Laetitia, una delle più belle testimonianze di architettura liberty a Roma, di proprietà di Anna Fendi Venturini. Qui la proposta culinaria è “concreta” e mediterranea grazie a Domenico Stile, chef partenopeo e giovane promessa stellata con due stelle Michelin. Le sue creazioni, perlopiù di pesce, sono un esercizio di equilibrio tra tradizione solida e sperimentazione audace.
Infine, a due passi da Via Giulia, si trovano ambienti raccolti e curatissimi, dove ogni dettaglio è studiato per esaltare l’esperienza gastronomica in un’atmosfera intima e raffinata. Perché a Roma, quando la folla svanisce, emergono queste gemme che ti fanno viaggiare senza lasciare la città.
Cominciamo con il livello seria-sono-una-stella-Michelin: è Per Me, dove lo chef Giulio Terrinoni si diverte a seguire i sacri testi della cucina italiana. Se vi aspettate qualche follia o innovazione, meglio cambiare locale. Qui la tradizione è sacra, così come la sacralità della cantina nel ristorante Achilli al Parlamento, altra stella Michelin che non si fa pregare coniando un menu che sa di Campania e Lazio, affidato al pupillo di Niko Romito, Pierluigi Gallo. Perdonate se è poco: la memoria campana, la precisione del maestro e le materie prime del Lazio si mescolano come piace a mamma natura. Meno è più, dopotutto.
Terrazze romane: dal lusso dell’Hassler al glamour del Flora Rooftop
L’estate a Roma fa miracoli: offre la scusa perfetta per sfoggiare sandali e gomiti sul tavolo delle terrazze panoramiche, normalmente salottini d’élite dove si può anche mandare giù un calice – o una bottiglia – con vista sulla ‘grande bellezza’. Oltre ai soliti noti La Pergola e Hassler, c’è il rooftop della Fondazione Rhinoceros, palazzo di Alda Fendi che si crede rinascimentale ma in realtà nasce nel 1600. Da poco inaugurato, si propone come il tempio della mixology e dello chef Giuseppe Di Iorio, ex executive di Aroma: tre terrazze iper-eleganti e un ristorante al chiuso che più minimalista non si può, con ricette un po’ italiane, un po’ cocktail da intenditori. Chi ha tempo o voglia, prenda appunti.
Tra gli indirizzi da non perdersi: Terrazza Borromini con affaccio su piazza Navona, che regala tramonti da copertina e reinventa piatti mediterranei come se fosse arte; Zuma Rome, che troneggia al quarto piano di Palazzo Fendi e mescola sushi chic, cocktail ultra raffinati e una vista su Trinità dei Monti che fa venire voglia di restare lì per sempre.
Se poi amate le contaminazioni, il Masa Rooftop al The Major Hotel vi regala la vista sacrilega sulla Basilica di Santa Maria Maggiore e un viaggio culinario orientale-romaneggiante grazie allo chef Danilo Mancini, specialista in spezie e creatività. Ah, e a comandare c’è il manager Daniele Ferraiuolo, nome che vorrete senz’altro ricordare quando vi lamenterete del servizio.
Per chi ama il mix di sobrietà e stile francese, Settimo del Sofitel Roma Villa Borghese è una specie di oasi dove l’eleganza d’oltralpe si intreccia con la romanità più sincera, non solo nell’arredamento ma anche nel piatto. E per chi proprio vuole sentirsi un vip anche solo per un aperitivo, c’è Les Étoiles, gioiellino dell’Hotel Atlante Star a Prati, che vi garantedisce non solo un menu ricercato ma anche una foto instagrammabile da far invidia a chiunque: la Cupola di San Pietro incorniciata da due siepi, quasi un set da red carpet.
Chi non rinuncia a un po’ di musica dal vivo o a un dj set al tramonto apprezzerà Flora Rooftop, dentro il Marriott Grand Hotel Flora di via Veneto, dove colazione, cena e after-hours si susseguono sotto il cielo limpido di Roma. Mentre i nostalgici degli anni ’60 hanno il Paparazzo Bar & Rooftop, nell’hotel Le Méridien Visconti Rome, dichiaratamente ispirato alla Dolce Vita e a quel lavoro eterno del grande Federico Fellini di immortalare le celebrità con il suo famoso obiettivo.
Roma segreta: giardini nascosti tra hotel di lusso e cortili da sogno
Roma, quella città magica dove puoi uscire di casa e trovarti catapultato in oasi di pace, a due passi dal solito caos urbano. Perfino negli hotel più blasonati spuntano giardini nascosti, o meglio corti segrete, dove il tempo sembra fermarsi e il caos viene gentilmente invitato a rimanere fuori dal cancello.
Basta citare il Le Jardin dell’Hotel de Russie, a due passi dalla frenesia di piazza del Popolo: un’oasi – parola grossa ormai – di tranquillità dove si può mettere in pausa la vita e rifugiarsi tra un piatto di cucina italiana e un cocktail degno di questo nome. Se siete davvero Vip, c’è anche il Secret Garden Table, un tavolo esclusivo per massimo tre commensali, che promette un viaggio gastronomico intimo accompagnato da una colonna sonora studiata e da composizioni floreali di Sebastian Flowers.
Non manca l’apporto dello chef Fulvio Pierangelini, pronto a trasformare ingredienti e piatti in un’esperienza che definire esclusiva è un eufemismo. Insomma, un caffè qui non è mai un semplice caffè, ma un evento profondamente italianissimo dall’inizio alla fine.
Per chi desidera un’esperienza un po’ più “soft” ma comunque riservata a chi sa scegliere, un tavolo allo Stravinskij Bar – sempre nel sontuoso de Russie – è praticamente un passaporto obbligato. Accompagnati da cocktail che oscillano tra il classico e il contemporaneo, potreste illudervi di trovare un rifugio dall’ovvietà.
Ora, varcare la soglia del The Sanctuary Eco Retreat, a due passi dal solito Colosseo icona di selfie e caos, è come partire per un viaggio – senza muovere un centimetro in aereo, ovviamente – direttamente in Thailandia. Un rifugio urbano dove si mescolano spazi verdi, design esotico, cucina fusion e la solita musica da sottofondo che pretende di rilassare chi ha appena affrontato la giungla romana.
A nord di Roma c’è poi il bistrot Belloverde, incastonato in un bellissimo vivaio: un tripudio di food, comfort e natura. Immersi in piante rigogliose e fiori profumati, potete rilassarvi per una colazione, un pranzo, un aperitivo social o una cena che alterna piatti tradizionali capitolini e italiani, pizza romana, burger (perché non può mancare) e dolci messi in fila con cura casalinga. E se pensate che dopo cena tutto finisca, vi sbagliate: la mixology qui è un’arte finemente coltivata.
Non poteva mancare un vero e proprio paradiso en plein air immerso nella natura, e eccolo a Appia Antica: Solum, il “listening restaurant” dell’estate romana dove si combina il gusto con l’ascolto. Dai cocktail botanici all’aperitivo, passando per la griglia e la musica dal vivo, è il luogo segreto prediletto dall’imprenditore Edoardo Marchese, con la regia gastronomica dello chef Gaetano Costa. Un’oasi agreste dove aromatiche piante e luci soffuse sono la cornice ideale per fare finta che il tempo rallenti, anche se sotto le stelle l’unica cosa che si accende è la ressa per il tavolo migliore.
I ‘fuori menù’ che contano
Il Marchese, raffinato punto di riferimento su via di Ripetta, offre comodi tavoli con vista sull’inevitabile Ara Pacis. Una formula vincente: mescolare cucina romana e un’artificiosa memoria imperiale, per dare quel tocco di storicità che fa molto “sono dentro la Roma che conta”.
Eleganza senza tempo? La trovate da Kohaku, ristorante con dehor sofisticato a pochi passi da via Veneto, che tenta – in mezzo a luci soffuse e dettagli studiati – di trasportarvi nella magia della cultura orientale. Qui l’idea è stabilire un dialogo diretto con la materia prima, perché niente è più cool che far parlare gli ingredienti da soli… o almeno così dicono.
Nel cuore del moderno complesso di Città del Sole, vicino a piazza Carlo Magno, c’è Gusta: uno spazio dall’anima urban-chic dove design industriale e sapori creativi si sposano per omaggiare la Roma più “moderna e dinamica” – come se ne esistessero di meno agitate. Il giovane proprietario Riccardo Ce on e lo chef Edoardo Conti propongono una cucina che osa essere creativa e cosmopolita, facendo contenti quelli che cercano qualcosa a metà tra tradizione e innovazione.
Se invece preferite un viaggio a sud, la miglior cucina messinese (o almeno così dicono) è da Siciliainbocca, nel quartiere Prati. Tra i tavoli del loro ampio dehor potreste respirare un’inebriante aria di sicilianità, che ovviamente non riguarda solo i piatti ma anche i colori e – si spera – l’accoglienza.
Alle porte della capitale, vicino alla Sorgente di Santa Susanna a Rivodutri (provincia di Rieti), sorge La Trota: un ristorante di famiglia premiato con una stella Michelin che ha il merito di rivoluzionare il concetto di pesce d’acqua dolce. Per chi ama lo spiritoso connubio tra tradizione e innovazione, è tappa d’obbligo.
A Trevinano, provincia di Viterbo, il ristorante La Parolina, sempre stella Michelin, vede ai fornelli gli chef Iside de Cesare e Romano Gordini, che uniscono ingredienti semplici del territorio con tecniche moderne. Insomma, cucina che parla di sostenibilità ma soprattutto di ‘non essere banali’.
Per finire, a Acuto, in Frosinone, c’è Colline Ciociare, altra stella Michelin, dove lo chef Salvatore Tassa propone pochissimi piatti, evidentemente per non confondere le idee. Tra omaggi alla tradizione, attenzione ai vegetali e un manifesto esplicito di ecosostenibilità, territorialità e stagionalità, è un invito a fermarsi e riflettere – se avete tempo – su cosa significhi davvero mangiare bene.



