Ma aspetta, non è tutto. A pochi giorni dalla morte di Domenico, il piccolo napoletano deceduto al Monaldi dopo che il trapianto di cuore non è andato a buon fine, ecco spuntare un altro caso. Come in una gara a chi fa peggio, si indaga anche sul decesso del bimbo di Taormina, perché nulla deve sfuggire alla grande macchina dell’inchiesta.
La lente d’ingrandimento puntata sul trapianto fallito
Attualmente la procura di Messina ha iscritto 15 sanitari nel registro degli indagati. Non che ci fosse bisogno di un numero così alto per introdurre il teatrino degli errori medici, ma si sa, più siamo meglio stiamo – almeno in tribunale. Nel frattempo, la famiglia si è affidata a un avvocato di tutto rispetto per presentare un esposto, mentre l’autopsia, quella fatidica, è stata disposta ma assegneranno l’incarico nei prossimi giorni. Grande suspense.
Le domande che si pone la brillante magistratura sono le stesse che potremmo farci tutti: è morto solamente a causa della malformazione gravissima di cui soffriva, oppure ci sono stati “leggeri” errori o ritardi che hanno allungato inutilmente il suo calvario? Ma certo, perché chiedere chiarezza e un sistema sanitario funzionante è ormai un lusso.
Domenico e la difesa delle apparenze
Il 1° aprile 2025 il piccolo, già alle prese con problemi respiratori e cardiaci da brivido, era stato portato all’ospedale di Catania. Poi il trasferimento “magico” a Taormina, dove è rimasto quasi un anno, come se fosse ospite d’onore all’interno di una suite d’ospedale da far invidia a molti. Peccato che il suo soggiorno abbia superato di gran lunga qualsiasi protocollo medico, facendo sorgere qualche domanda tra chi, senza alcuna ironia, ha a cuore la salute di chiunque.
Ovviamente la famiglia non ci sta a far passare tutto sotto silenzio e chiede una verità lampante come un faro nella notte. L’autopsia dovrà finalmente dire se la morte è da imputare esclusivamente alla malformazione che affliggeva il bambino, oppure se qualche “piccolo” errore durante le cure – sempre in agguato nel mondo ospedaliero – abbia aggravato irrimediabilmente le cose.
Si attende quindi che la giustizia faccia il suo corso, ma nel frattempo resta da chiedersi: quanti altri piccoli ‘Domenico’ devono ancora sprofondare nelle nebbie di sistemi che, a detta di chi li gestisce, “funzionano a meraviglia”?



