«Siamo qui, ancora una volta, a fare la voce grossa e a mostrare tutta la nostra “attenzione” per il glorioso sistema di trasporto e collegamento tra Italia e Francia», ha esordito con quella solita aria di sfida il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, direttamente dal favoloso scenario del traforo del Monte Bianco. Il tutto prima di sparire in quella che viene definita la terza riunione del Comitato di Cooperazione Frontaliera Italia-Francia, ovvero la festa annuale degli slogan pomposi, al Forte di Bard in Valle d’Aosta.
In compagnia, ovviamente, dei soliti noti: i presidenti di Valle d’Aosta e Piemonte, Renzo Testolin e Alberto Cirio. Il tema del giorno? La questione del tunnel, naturalmente. Perché se vuoi parlare di economia, ambiente e turismo, il tunnel del Monte Bianco diventa magicamente la panacea di tutti i mali del Nord Ovest. Tajani, con tono da profeta, giura che il raddoppio del tunnel significherebbe meno inquinamento. Ovviamente, perché “meno code” sarebbero automaticamente più verdi. Peccato che la Francia ancora non sia convinta, mentre la Svizzera ha detto sì… che fortuna, un alleato serio!
Antonio Tajani ha continuato da statista:
«Continueremo a insistere perché è la scelta più giusta e logica per lo sviluppo economico, per le esportazioni, per il turismo e soprattutto per ridurre l’inquinamento. E non molleremo finché non si muoveranno anche loro.»
Perché qui, nel magico mondo del traforo, si risolvono tutti i problemi climatici ignorando il buon senso. Ogni volta che si pone il tema, qualcosa si muove a velocità lumaca. Tajani spera che il vertice italo-francese a Cannes riesca sorprendentemente a metterlo in agenda, quasi fosse una novità assoluta scoprire che forse conviene investire in un’infrastruttura strategica per l’economia e l’ambiente.
La mitica chiusura stagionale: 3 mesi all’anno senza traforo
Se il raddoppio del traforo è ormai “improrogabile”, come dichiarato solennemente da Renzo Testolin, allora la triplice chiusura di 15 settimane all’anno dovrebbe essere finita, almeno si spera. Perché, ragazzi, un sistema turistico “12 mesi su 12” deve proprio digerire bene la sparizione del collegamento per un terzo dell’anno. Ma che sensazione rassicurante, questo impegno pubblico a voler far uscire l’Italia e la Francia da una situazione assurda, con invocazioni affinché il sacrificio a tempo indeterminato della Valle d’Aosta venga considerato “molto importante”. Davvero confortante.
Il centro dell’Europa? Solo nei sogni del Piemonte
Alberto Cirio, il governatore piemontese, confeziona il suo momento da showman ribadendo che la Tav e il Terzo Valico trasformeranno il Nord Ovest nel “centro della nostra Europa”. Una previsione che ha tutta la solidità del castello di carte, ma lui è ottimista. Poi ringrazia Tajani per il tempestivo intervento in momenti definiti “delicati”, come la frana sul Frejus che avrebbe potuto paralizzare il collegamento vitale con l’estero. Ma non temete: chiusure programmabili, ma non continue, hanno permesso di completare la seconda canna autostradale del Frejus. Tutto facile, insomma.
Il presidente Cirio aggiunge il tocco finale: la riapertura del traforo del Tenda, elemento cruciale che ha fatto schizzare del +47% le presenze turistiche invernali di Limone Piemonte. Ovviamente, questi dati vengono accolti come sacri, confermando quanto simili progetti siano “strategici”. Non ci credete? Ecco il sacro graal della narrazione: più traffico, più turismo, meno inquinamento, e pure il paradiso industriale a portata di mano. Che talento, ragazzi.



