Una decina di svastiche, sì, proprio quelle adorabili simbologie fuori tempo e buon gusto, sono apparse come in una sorta di incubo vintage lungo la recinzione della scuola secondaria di primo grado Elsa Morante a Garbagnate Milanese. Al risveglio, docenti, insegnanti e personale scolastico hanno potuto ammirare questa chicca di cattivo gusto nella mattina di martedì 10 gennaio. Ovviamente, i simboli sono stati cancellati tempestivamente, come se il semplice gesto potesse cancellare la gravità dell’offesa.
Il Partito Democratico cittadino ha definito questa bravata “vile e indegna”, ricordando con rara nostalgia l’importante passato antifascista di questa cittadina e il suo ruolo nella Resistenza per la liberazione dell’Italia. A quanto pare, nessuno ha avvertito gli autori di questa illuminata protesta grafica che la storia certa volta l’ha già condannata – ma evidentemente il concetto sfugge, o forse la scuola non è ancora servita abbastanza.
I messaggi di sdegno
Il PD ha voluto porre l’accento sull’attacco alla scuola come attacco diretto a un “luogo simbolo della democrazia: uno spazio di inclusione, libertà e formazione”. Tradotto: calpestare una scuola equivale a calpestare qualsiasi briciolo di buon senso. La storia, tanto per ribadirlo, ha già condannato quei simboli, ma alcuni insistono a non farsi aggiornare dal progresso umano.
Maurizio Moro, presidente di Anpi Garbagnate-Cesate, non ci va per il sottile: “Non si possono derubricare questi episodi come ‘bravate’ o ‘atti di vandalismo’. Colpire luoghi portatori dei valori costituzionali, come una scuola, è un crimine grave. Questo mostra una subcultura pervasa da intolleranza e violenza, esattamente ciò che la Costituzione vuole evitare.” Peccato che la gravità del gesto sembri ancora non emergere del tutto dai mass-media, dove si rischia di raccontarla come “solita bravata di qualche giovane annoiato”.
La nota del sindaco Barletta
Il sindaco di Garbagnate Milanese, Daniele Davide Barletta, ha espresso il suo sdegno definendo il gesto non solo deprecabile per la deturpazione di un bene pubblico, ma anche per il suo contenuto politico e sociale. Ha saputo sottolineare, con grande tempismo, che proprio il giorno prima era stata commemorata la Giornata delle vittime delle Foibe, suggerendo però che “non ci si aspetta una cultura così elevata da parte di questi vandali”. Coincidenza, certo, perché tra ignoranza e cattivo gusto la linea è sottilissima.
Con la frase da applauso, il sindaco ci regala la sua saggezza: “Come società, dobbiamo ancora crescere per liberarci da ideologie estremiste, indipendentemente dal colore politico”. Traduzione libera: questo non è un problema né di destra, né di sinistra, è semplicemente un problema di buonsenso. Per concludere, ha ricordato l’importanza di raccontare, tramandare e spiegare per raggiungere il vero scopo: educare. Che concetto rivoluzionario!



