«Non voglio mica scatenare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera», esclama la nostra eroina giudiziaria del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, procuratrice generale a capo dell’inchiesta sulla potenti duemila e venticinque-elementi “strage di Capodanno di Crans-Montana”. E come ciliegina sulla torta, puntualizza che non è stata affatto lei a liberare quel simpatico signor Jacques Moretti. Ovviamente.
Per chi non la conoscesse, Pilloud, 50 anni, laureata a Neuchatel, è stata messa lì come procuratrice – attenzione ai dettagli svizzeri – grazie a un bel patto tra partiti locali, dal momento che in Svizzera la carica si vota. Ha battuto il povero centrista Olivier Elsig grazie al supporto della destra e sinistra, un curioso matrimonio di convenienza, ma del resto la politica è così, no? Appartiene al partito liberale radicale, figlio dello stesso schieramento di personaggi illustri come il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, e il capo della sicurezza cantonale, Stéphane Ganzer. Un vero clan se ce n’è uno.
Già il giorno dopo la tragedia, la nostra Pilloud si è pavoneggiata in conferenza stampa al fianco di Ganzer e Féraud, il quale, ovviamente, s’è affrettato a dichiarare che il municipio non c’entrava nulla con la faccenda e che la giunta si sarebbe fatta parte civile. Che magnanimo pensiero, quasi da fiaba. Peccato però che un organo di controllo municipale, mica una voce qualunque, abbia tirato fuori la bordata: nonostante più di 1400 controlli antincendio siano stati effettuati nel 2025 sul territorio comunale, il Consiglio comunale stesso ammette amareggiato di aver scoperto che il bar incriminato, Le Constellation, non è stato controllato per ben cinque anni. Cinque anni di totale assenza di vigilanza antincendio, un dettaglio da niente, giusto?
Il sindaco confessa: «Mai controllato dal 2020»
E non è finita qui. La procuratrice Pilloud non ha nemmeno ritenuto opportuno sequestrare i documenti inerenti, per i quali il responsabile della sicurezza del locale si è gentilmente presentato in Procura a consegnarli di suo pugno, senza nessuno che glielo imponesse. E, udite udite, si è pure opposta alla nomina di un procuratore straordinario, suggerita da membri delle famiglie delle vittime. La giustificazione? L’Ufficio centrale del Ministero pubblico del Canton Vallese – quello affidatario del dossier – è perfettamente autosufficiente, soprattutto per casi clamorosamente mediatici o di “particolare importanza”. Tradotto: fermi tutti, ci siamo noi e non serve nessun rinforzo esterno, anche se il disastro è davanti agli occhi.
Critiche? Sì, alcune. Per esempio nessuna perquisizione nelle case dei Moretti, e quel tocco di classe nel giustificare il ritardo con cui sono stati arrestati Jacques Moretti e sua moglie Jessica Maric con la magnanimità di una scusa degna del miglior romanzo giallo: “mancanza di pericolo di fuga”. Un po’ come dire che la porta era aperta, ma tanto sono persone educate.
Pilloud ha addirittura sentito il bisogno di difendersi telefonando all’ambasciatore italiano in Svizzera, dicendo candidamente che non è stata lei a decidere della scarcerazione, ma un tribunale estraneo alla sua volontà. Consigliando pure il diplomatico a rivolgersi al tribunale o addirittura a enti federali di livello superiore se avesse altre domande. Tradotto per i più pragmatici: “Non scassate il balcone, rivolgervi a quelli più in alto”.
E in conclusione, chi si aspettava una resa di fronte alla “pressione” delle autorità italiane si è sbagliato: la comandante Pilloud è ferma e inflessibile come una guardiana delle alpi svizzere, pronta a tenere lontane le intromissioni estere, anche a costo di sembrare un po’… come dire… poco collaborativa?



