Ah, che gioia iniziare la giornata con mercati europei pronti a scivolare giù come una lastra di ghiaccio manco fosse inverno a Londra. Mentre gli operatori cercano di tenere il passo con i colpi di scena in Medio Oriente e la scacchiera inquieta dell’Ucraina, i prezzi del petrolio giocano a nascondino con la volatilità.
Premessa: a Londra il FTSE 100 si prepara a cominciare con un delizioso -0,58%, la splendida Francia vede il suo CAC 40 piazzarsi con un misero -0,33%, mentre la sempre determinata Germania vede il DAX scendere dello 0,34%. E non poteva mancare l’italico orgoglio del FTSE MIB, in lenta caduta dello 0,46%, tutto secondo i dati di IG – perché nulla dice affidabilità come dati IG.
I future dello Stoxx 50 non potevano certo mancare in questo balletto al ribasso, attestandosi a -0,31%. Dopo un lunedì che è stato più un festival del rialzo – con DAX a +2,01%, CAC 40 a +1,76% e FTSE MIB a +1,43% – i mercati europei sembrano dire: “Fermi tutti, torniamo coi piedi per terra”.
Chiaramente, il lunedì dei mercati è stato più in ferie che in affari per via del giorno festivo in Regno Unito. Lo Stoxx 600 ha pure chiuso la seduta a +1,04%, raggiungendo la vetta più alta in oltre dieci mesi – come dire, una piccola rinascita dopo i drammi dal 28 febbraio, data tragica dell’inizio del conflitto mediorientale.
Nel frattempo, dall’altra parte del globo e subito dietro l’angolo, le forze statunitensi si sono sentite particolarmente giustificate a effettuare quelle che il Comando Centrale ha eufemisticamente chiamato “attacchi in autodifesa” nel sud dell’Iran. Se poi vediamo il segretario di Stato, Marco Rubio, in trasferta in India, dire che lo Stretto di Hormuz “prima o poi dovrà essere aperto”, viene davvero voglia di prenotare una crociera con scalo proprio lì.
E non finiscono qui le contraddizioni: ieri mattina il presidente Donald Trump aveva azzardato un barlume di diplomazia con un post su TruthSocial, annunciando che magari, forse chissà, un accordo di pace sembrava a portata di mano, con “negoziati che procedono bene”. Ovviamente, il concetto di pace ha un significato molle davanti al fuoco incrociato reale sul terreno.
Così, mente gli analisti cercano di mettere ordine in questo caos, il petrolio gioca a far impazzire i grafici: il Brent internazionale sale del 2,7% a 98,73 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate americano, appena riaperti i mercati dopo il Memorial Day, sprofonda del 4,3% a 92,44 dollari. Classico mersault delle merci energetiche.
Nel bel mezzo di questo teatro surreale, la guerra in Ucraina continua a infilare colpi di scena: il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha consigliato, con tutta la dolcezza che ci aspetteremmo da un diplomatica, ai colleghi statunitensi di sfollare i diplomatici e i cittadini da Kyiv. Tradotto: preparatevi a nuovi “colpi sistematici” sulla capitale ucraina, dopo un weekend che è stato tutt’altro che mite.
Ecco, a parte qualche dato economico poco entusiasmante e nessuna sorpresa in agenda per la giornata, il quadro resta quello di un mondo che gira come una giostra impazzita – tra crisi, guerre e mercati altalenanti, il tutto condito da una buona dose di sarcasmo involontario. Per chi cerca stabilità, meglio trovare un altro stomaco.



