I futures legati al FTSE 100 britannico non mostrano nemmeno un brivido, restando piatti come il sorriso di chi ascolta per l’ennesima volta promesse vuote. Nel frattempo, i futures tedeschi sul DAX salgono timidamente dello 0,5%, mentre quelli francesi sul CAC 40 fanno un piccolo balzo dello 0,6%, come se fosse la soluzione a ogni problema economico. Nel frattempo, la Svizzera con l’SMI scala un modesto 0,2%, e persino l’Italia con il FTSE MIB si sente in dovere di brillare dello 0,6%. Che gioia invidiabile.
Quanto ad attività frenetica, non manca certo il quadro delle trimestrali aziendali. La settimana è stata un turbine di numeri e annunci, anche se venerdì si prospetta un momento di riposo, prima che l’assalto riprenda la prossima settimana in un encore di dichiarazioni di profitti e ottimismo ostentato.
Un esempio di questo ottimismo smaccato arriva da CaixaBank. Se ne vanta dicendo che il suo utile netto è salito dell’1,8%, raggiungendo la modica cifra di 5,89 miliardi di euro, un numero apparentemente superiore a quello atteso dagli analisti (niente meno che 5,78 miliardi). Inoltre, si sono dilettati a gonfiare i dividendi del 15%, portandoli a 0,50 euro per azione, un piccolo dono celato dietro annunci di un anno “magnifico”. E come se non bastasse, la banca ha persino aumentato gli obiettivi di crescita e redditività, perché la modestia è passata di moda.
Passiamo poi all’immancabile colosso tedesco, Adidas, che giovedì, dopo la chiusura dei mercati, ha pubblicato risultati che sarebbero quasi commoventi se non fosse per la cifra record di 24,8 miliardi di euro in ricavi a parità di cambio, con un incremento del 13%. A questo punto, chi osa dubitare della forza irresistibile delle sneaker sportive?
Geopolitica: il circo delle contraddizioni
Se pensavate che i mercati fossero agitati solo dai numeri, vi sbagliavate. La geopolitica veste di nuovo i panni del grande show. Il maestro della teatralità, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha lanciato un monito tanto plausibile quanto spassoso: per lui, sarebbe “molto pericoloso” che il Regno Unito stringa accordi con la Cina. Intanto il Primo Ministro britannico Keir Starmer si gode una visita di quattro giorni proprio a Pechino, presumibilmente per rinsaldare quei legami che Trump boccia senza mezzi termini. Classico.
Donald Trump ha anche dichiarato trionfante di aver convinto il Presidente russo Vladimir Putin a non colpire l’Ucraina durante l’ondata di gelo che ha avvolto il Paese. Ultimo prodotto di una diplomazia da salotto o semplice tentativo di scudo mediatico? Nel frattempo, il Cremlino fa il broncio, con Mosca che farà da banco di prova per la sincerità delle promesse fatte all’amministrazione Trump. Quanta fiducia, vero?
Nel frattempo, la Casa Bianca medita nuovi colpi contro l’Iran, alimentando speculazioni che mettono il turbo alla volatilità del mercato petrolifero, come se la pace non potesse mai essere un’opzione seria. Il grande teatro della tensione internazionale continua, oscurando ogni possibilità di stabilità che piacerebbe tanto ai mercati europei.
Oltreoceano, non stupisce che i futures americani abbiano mollato la presa venerdì mattina, dopo un’altra giornata negativa a Wall Street. Un rituale ormai così prevedibile che fa quasi sorridere vedere tutto questo entusiasmo verso un’apertura europea che si aggrappa con forza a briciole di speranza.



