Stato dell’Unione, il festival dei primati: Trump che non sa smettere e Clinton che incolla gli spettatori allo schermo

Stato dell’Unione, il festival dei primati: Trump che non sa smettere e Clinton che incolla gli spettatori allo schermo

Washington. Il glorioso e immancabile Discorso sullo Stato dell’Unione prende vita dalla magnificenza dell’Articolo II, sezione 3 della Costituzione degli Stati Uniti. Quel testo sacro prescrive che il presidente «deve fornire periodicamente al Congresso informazioni sullo stato dell’Unione e raccomanderà alla loro considerazione le misure che riterrà necessarie e opportune». E sapete qual è la chicca? Non esiste alcun obbligo di farlo sotto forma di discorso in diretta: si potrebbe benissimo spedire una lettera, magari con un bel francobollo. Ultimo presidente a usare questo metodo vintage? Jimmy Carter nel lontano 1981, quando la tecnologia televisiva era ancora una diavoleria nuova.

Ma come da copione, ormai da decenni il Discorso è diventato più un reality show politico che un’occasione per illuminare il paese. Non importa poi tanto cosa dice il presidente – anzi, gli esperti sono persuasi che sia il momento meno rilevante per un capo di Stato – ma il contorno è tutto: quanti ospiti stravaganti si invitano, quante persone si piazzano davanti alla televisione come se fosse il Superbowl, quanti applausi si riescono a strappare, chi inscena la solita teatrale contestazione e in che maniera.

Curioso notare che lo scorso anno l’ineffabile Donald Trump ha tenuto un discorso a Camere congiunte, pur non essendo formalmente lo Stato dell’Unione (perché, indovinate un po’, durante il primo anno di mandato si veda come va). Ovviamente le regole d’ingaggio sono state rispettate nei minimi dettagli. Pare quasi un culto, a giudicare dagli ascolti: intorno ai 36,6 milioni di spettatori secondo Nielsen, battendo di quattro milioni il suo successore Joe Biden (fermo a 32 milioni), ma ancora sotto il record del 2017 con il suo primo mandato, quando 47 milioni di persone sacrificarono qualsiasi attività per ascoltarlo. Il Guinness lo detiene invece il mitico Bill Clinton nel 1993 con 66,9 milioni di leccapiedi incollati allo schermo.

Facciamo un salto indietro nel tempo, così per ridere un po’: il primo discorso lo tenne George Washington nel 1790, un pepatissimo monologo da 1.089 parole in soli dieci minuti. Sorprendentemente, in tempi più recenti, il più breve fu quello di Richard Nixon nel 1972, appena 29 minuti – un’eternità se paragonata ai video virali di oggi – mentre il più lungo è stato proprio quello di Trump ieri sera, quasi due ore di interminabile saggio, sbeffeggiando il record di un’ora e 28 minuti di Clinton nel 2000.

E per chi ama i primati, ecco a voi il primo discorso trasmesso alla radio nel 1923, firmato Calvin Coolidge. La televisione arrivò timidamente con Harry Truman nel 1947, ma la vera consacrazione nello star system delle emittenti arrivò con Lyndon B. Johnson nel 1965, quando la prima serata si vestì di uguaglianza costituzionale.

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