È passato più di un decennio da quando George Osborne, allora Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, si esibì in una retorica da manuale sul palco della Borsa di Shanghai, tessendo le lodi di una partnership solida e senza freni tra Regno Unito e Cina. Tra un applauso e l’altro, il pubblico di dignitari, amministratori delegati e capi di istituzioni culturali veniva rassicurato da Osborne: “Restiamo uniti e facciamo del Regno Unito il miglior partner della Cina in Occidente.” Un sogno dorato, una decade scintillante per entrambe le nazioni.
Il 22 settembre 2015, in quello che appare oggi come un monito di colossale ingenuità, Osborne prevedeva un futuro roseo da 30 miliardi di sterline di esportazioni verso la Cina entro il 2020. Peccato che il destino avesse altri piani: prima una pandemia globale partorita proprio da Wuhan, poi il caos politico post-Brexit e le relazioni, per usare un eufemismo, alquanto “incrinate”.
Infatti, nel fatidico 2020, le esportazioni britanniche verso la Cina scesero miseramente a 14,5 miliardi di sterline, tagliando più di metà delle aspettative di Osborne. Quasi un naufragio commerciale, causato non solo dal virus pandemico ma anche da un cocktail micidiale di tensioni politiche: tra cui le nuove leggi sulla sicurezza di Hong Kong, volute da Pechino e viste come un vero e proprio tradimento della vecchia mano di Londra sul territorio.
Le cose peggiorarono ulteriormente quando, nel luglio 2020, sotto la spinta del presidente americano della svolta protezionista Donald Trump, il governo di Boris Johnson mise al bando l’acquisto di nuove apparecchiature 5G da Huawei, quel colosso tech cinese tanto amato quanto temuto, ordinando di espellerlo completamente dalle reti entro il 2027. Una mossa che ha tolto ogni speranza di un idillio commerciale e politico.
Ed eccoci ora con Keir Starmer, il primo premier britannico a mettere piede nella capitale cinese dopo ben otto anni da Theresa May, intento a riparare i cocci di quella alleanza bruciata. Alla sua corte, un folto gruppo di manager di colossi come BP, Rolls-Royce, AstraZeneca, Jaguar Land Rover, London Stock Exchange Group, Octopus Energy, Diageo e Prudential. Naturalmente, a completare questo parterre di élite c’è anche il nuovo presidente del HSBC Holdings, Brendan Nelson, perché nulla dica “reset” come un assegno da miliardi di sterline.
Il viaggio di Starmer si inserisce nel solito tentativo di rimettere le relazioni sul tavolo, non con la goffaggine dei numeri 5G o le discussioni da salotto politico, ma con l’irresistibile richiamo del business e dei grandi investimenti. Ma andiamo al succo, prima di addormentarci.
Starmer e la realtà della nuova Cina
Già dal 1° dicembre dello scorso anno, durante il banchetto della Lady Mayor a Londra, Starmer ha chiarito il quadro — con tutta la delicatezza di un gorilla nella vetrina di un negozio di cristalli:
Keir Starmer said:
“Per anni abbiamo sentito dire che la Cina sarebbe stata la potenza emergente. Ebbene, ora è arrivata. E il Regno Unito ha bisogno di una politica cinese che riconosca questa realtà. Ma, in verità, per anni abbiamo oscillato tra caldo e freddo.”
Come dare torto a Starmer? Dopo l’età d’oro di relazioni scintillanti sotto David Cameron e il suo fidato Osborne, siamo precipitati in un’era glaciale che alcuni tuttora sembrano auspicare: un tiro alla fune diplomatico tra amicizia e ostilità che ha lasciato il Regno Unito come un ospite indesiderato nel villaggio globale.
Ovviamente, mentre Londra si arrampicava sulle pareti del proprio isolamento, Francia e Germania avevano incontrato il presidente Xi Jinping più volte, a testimonianza di come l’Europa continentale sappia giocare al gioco del potere con più grinta e senza prendersi troppo sul serio.
Starmer, con quell’ardore diplomatico da premier novellino, ha posto il suo disegno di ricalibrare i rapporti con Pechino non solo come un atto di mera sopravvivenza economica post-Brexit, ma come una necessità vitale per un Regno Unito che vuole ancora contare qualcosa nel mondo. D’altronde, anche Donald Trump ha incontrato Xi durante il suo primo mandato, e si prepara a ritornare a Pechino – chi l’avrebbe detto, eh?
Non mancano poi i riferimenti a Emmanuel Macron e il suo triplice tour in Cina, e al suo collega tedesco Friedrich Merz, che si appresta a visitare nuovamente l’eldorado asiatico il mese prossimo. Insomma, mentre il mondo corre con la Cina, Londra prova timidamente ad allacciarsi le scarpe.



