Ah, le gioie della sicurezza pubblica in Milano: domenica 1° febbraio, in piazza Mistral a Rogoredo, un agente di polizia ha pensato bene di sparare a un certo L.W., trentenne locale, trasformando la scena in un film d’azione poco edificante. Ovviamente, l’agente sarà iscritto nel registro degli indagati, perché quando si spara a qualcuno per strada è sempre un atto dovuto investigare, almeno per ritualità burocratica.
Secondo la ricostruzione degli sparuti frammenti d’informazioni, sembra che L.W. abbia fatto quello che chiunque farebbe di fronte a una guardia giurata: rubargli la pistola, per poi usarla contro la polizia. Geniale, no? Una rapina con armi di livello superiore, un po’ “rubiamo e spariamo” in salsa meneghina.
L’agente, evidentemente non amante particolarmente dei balletti ma più dei proiettili, ha risposto con colpi ben assestati: uno al braccio e uno alla testa del protagonista involontario, che oggi giace in condizioni “gravissime” all’ospedale Niguarda. Ma non finisce qui, amici lettori. L.W. non è solo l’operaio armato di pistola di ruberia, ma anche il commediante che si è guadagnato una bella accusa di rapina aggravata e tentato omicidio. Il nostro carissimo poliziotto? Beh, il reato a suo carico è ancora una sorpresa quasi misteriosa da scoprire.
Le peripezie del trentenne dal curriculum “leggero”
Avete presente quando una persona normale ha una vita tranquilla? Ecco, questa non è una di quelle storie. Nei giorni precedenti all’episodio da film hollywoodiano, il nostro L.W. era già un visitatore abituale delle forze dell’ordine. Venerdì 30 gennaio viene sorpreso con una catena in mano alla stazione di Rogoredo. Non la solita borsetta, eh, proprio una catena. Il sabato successivo invece, nel classico esercizio di civiltà che ci si aspetta in una metropoli, ha deciso di picchiare una guardia giurata con non uno, ma due bastoni tra le meravigliose mura della Galleria delle Carrozze della Stazione Centrale. Per la cronaca, ha pure “passato” la notte lì, probabilmente apprezzando l’ambiente ostile e poco accogliente come fosse un hotel a cinque stelle. Ovviamente, in entrambe le occasioni ha ripescato una bella denuncia sul groppone.
Atto dovuto per l’agente: far finta di indagare
La bella commedia giudiziaria si svolge sotto la supervisione della pm Simona Ferraiuolo e del procuratore capo Marcello Viola. Il loro compito? Ricostruire “con precisione” ciò che è successo, come se la cronaca locale non fosse già sufficientemente chiara. L’iscrizione dell’agente nel registro degli indagati non è altro che un obbligo formale, una mossa tecnica per permettergli di difendersi con i suoi esperti consulenti. Naturalmente, la parola chiave è “legittima difesa”, quell’incantesimo legale che qualche volta funziona meglio quando c’è un proiettile di mezzo.
Inutile aspettarsi un intervento sobrio o efficace in scenari simili: la serie infinita di denunce pregresse, armi rubate e manganelli scossi a casaccio sembra ormai essere la colonna sonora della convivenza civile in questo angolo di Milano. A questo punto, l’unica certezza è che tra pistole rubate, bastoni da battaglia e catene, la sicurezza pubblica non possa che andare a rotoli con questo cast di protagonisti.

