Spagna: niente applausi per chi brucia il pianeta, tanto per cambiare

Spagna: niente applausi per chi brucia il pianeta, tanto per cambiare
Pedro Sánchez, il premier spagnolo, ha deciso di fare il simpatico in Parlamento e unirsi al coro dei leader mondiali che hanno applaudito il cessate il fuoco tra USA e Iran. Che sollievo, insomma! Ma non è tutto rose e fiori, perché lui, con la dolce delicatezza di chi starnutisce con un elefante in spalla, ha fatto anche una mezza frecciata all’amministrazione Trump per essere stata la scintilla d’innesco di questa guerra. Interessante, vero?

Pedro Sánchez ha twittato, o almeno qualcosa che ci assomiglia, qualcosa tipo:

“I cessate il fuoco sono sempre una buona notizia. Soprattutto se conducono a una pace giusta e duratura. Ma questo sollievo momentaneo non può farci dimenticare il caos, la distruzione e le vite perse.”

E per chiarire quanto fosse sarcastico, ha aggiunto qualcosa del tipo:

“Il Governo di Spagna non applaudirà chi ha incendiato il mondo solo perché si presenta con un secchio.”

Bello, no? La solita spavalderia tutta europea che giudica ma non cambia di una virgola. Mentre il resto del pianeta prende fiato, il nostro eroe insiste nel rivendicare la sua superiorità morale. In fondo, da quando le chiacchiere risolvono qualcosa in Medio Oriente?

Naturalmente, Sánchez si è fatto notare anche per essere stato uno dei principali critici europei degli attacchi di USA e Israele contro Iran. Non che qualcuno abbia chiesto la sua opinione, ma lui ha imposto il suo “NO alla guerra” impedendo che le basi spagnole venissero usate per colpire l’Iran, per poi chiudere lo spazio aereo spagnolo ai velivoli statunitensi coinvolti.

Che coraggio! L’ha beccata subito il caro Donald, che non si è fatto attendere con minacce di chiudere tutte le relazioni commerciali con Spagna e con critiche al microscopico (per lui) budget militare spagnolo. Strategicissimo, no?

I leader mondiali si complimentano … e poi?

Oltre a Sánchez, anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha fatto la figura della pacioccona di turno, applaudendo il cessate il fuoco di due settimane “che porta la tanto attesa de-escalation”.

La responsabile della politica estera UE, Kaja Kallas, ha definito l’accordo “un passo indietro dal baratro dopo settimane di escalation”. Giusto, perché per settimane stavamo tutti sul bordo del precipizio a contare le dita delle mani sperando che nessuno cadesse.

Anche il premier britannico Keir Starmer ha espresso il suo entusiasmo, dicendo che il cessate il fuoco “porterà un momento di sollievo alla regione e al mondo”. Si vede davvero che hanno tanto da festeggiare…

Per non farci mancare nulla, Israele ha benedetto il cessate il fuoco USA-Iran, ma ha subito precisato che ciò non riguarda i combattimenti in corso contro l’Hezbollah libanese, eterno imputato da queste parti.

E mentre Arabia Saudita, Qatar, Turchia, India, Cina e Giappone han fatto le formelle da diplomazia pacifica, un mediatore un po’ esotico ha fatto il colpaccio: il cessate il fuoco è stato raggiunto grazie alla mediazione del Pakistan. Sì, proprio quel paese ancora alle prese con mille problemi e che, guarda un po’, si ritrova ora a fare da pompiere in Medio Oriente.

Ovviamente, tra le righe dell’accordo, le clausole di “coordinamento” e “limitazioni tecniche” di Teheran lasciano ampi margini per rilegittimare i propri comportamenti. Tradotto: la sospensione temporanea dei bombardamenti potrebbe durare quanto un gelato al sole.

Insomma, tutti felici, tutti soddisfatti, tutti pronti a brindare, ma per davvero? Le analisi degli esperti evidenziano un “accordo fragile”, come se qualcuno ci stesse prendendo per il culo. Mancanza di fiducia profonda ovunque, da ambo le parti, rischia di trasformare la pace in un gigantesco equivoco su cui si continuerà a farci sopraffare dai drammi umani.

In conclusione, l’ennesimo giro di valzer diplomatico che promette molto e mantiene – al massimo – un momentaneo sospiro di sollievo, proprio come quei parchi giochi fatti con mattoni di sabbia che si sgretolano al primo soffio di vento.

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