Pedro Sánchez ha consegnato al pubblico una lezione di buon senso economico, se mai ci fosse stato bisogno. Con la sua consueta delicatezza, ha dichiarato con un messaggio televisivo di non benedire questa guerra che, udite udite, porterà soltanto più incertezza economica e prezzi del petrolio e del gas in ascesa. Chi l’avrebbe mai detto? Proprio lui, il premier spagnolo, che si batte contro il disastro imminente, ha osato opporsi a un piano così… profittevole per pochi e così catastrofico per tanti.
Ma non è tutto. Con la saggezza degna di un Nobel per l’ovvietà, Sánchez ha puntato il dito contro quei leader incapaci, che – invece di assumersi la responsabilità – si nascondono dietro “il fumo della guerra”. Immaginate la scena: politici distratti, che non sanno cosa fare, tirano fuori un bel conflitto e voilà, tutti zitti e buona fortuna, mentre qualcuno si riempie le tasche con il solito sistematico cinismo.
Questo intervento ha scomodato non poco il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che si è sentito messo nell’angolo da quel messaggio così poco diplomatico e molto diretto. Chissà, forse avrebbe preferito un po’ più di silenzio e un po’ meno verità, o magari solo un applauso per la sua brillante gestione delle crisi.
In sintesi, ci viene proposto il copione ormai classico: crisi, responsabilità scaricata sulle spalle degli altri e arricchimento di pochi eletti. Nel frattempo, il resto del mondo resta a bocca asciutta, inghiottendo l’ennesima dose di incertezza e caro energia. Complimenti, davvero.



