Ah, la tanto decantata sostenibilità! Teleconsys, quella piccola e modesta PMI Innovativa nel campo della Digital Transformation, ormai ci ha regalato il suo quarto Bilancio di Sostenibilità. Chissà, dopo tre precedenti, forse stavolta si saranno decisi a integrare qualche pratica sostenibile davvero significativa lungo tutte le dimensioni ESG, come dicono loro. Ovviamente, non poteva mancare l’intervista al mitico Presidente Agostino Angeloni, l’eroe della “Vetrina della Sostenibilità” di Unindustria, sponsorizzata dalla Camera di Commercio di Roma. Perché cosa c’è di più fresco e originale di parlare ancora di sostenibilità, soprattutto quando serve a racimolare qualche vantaggio competitivo e forse, chissà, anche un pizzico di buon marketing?
Forse il vero capolavoro di Teleconsys è stato proprio quello di riuscire a trasformare la sostenibilità in un’altra tacca della loro lunga lista di certificazioni da sfoggiare agli stakeholder. D’altronde, la “Vetrina della Sostenibilità” è proprio lo spazio dove — udite udite — si raccolgono le aziende che ritengono la sostenibilità la bacchetta magica per creare valore nel lungo periodo. Magnifico! Giusto quello che serve per convincersi che il futuro è verde, mentre si continuano a fabbricare bilanci a prova di applauso, più che di impatto reale.
Non vorremmo essere troppo cinici, ma tra una parola d’ordine come “innovazione” e qualche grafico colorato, forse si perde un po’ il confine tra il fare sul serio e il fare finta. Quindi ben venga l’impegno, purché non resti solo di facciata a illuminare qualche pagina di report, mentre là fuori il mondo continua a inseguire invenzioni tutt’altro che ecologiche.
Insomma, se Teleconsys vuole davvero farci credere che la sostenibilità sia qualcosa di più di un semplice esercizio di stile, ci toccherà attendere il quinto bilancio, quello che forse racconterà il vero cambiamento. Per ora, almeno, possiamo godere dell’ironia di un sistema dove perfino l’impegno verde diventa una vetrina da esibire con orgoglio. Viva la coerenza, sempre verde come un manifesto perfettamente lucido ma, ahinoi, troppo spesso vuoto.



