«Ah, povera Zoe Trinchero, una ragazza così diligente, che lavorava duro e che, ovviamente, merita questo triste destino», lamenta la madre Mariangela. Proprio così, la giovane di 17 anni è stata brutalmente uccisa e gettata nel Rio a Nizza Monferrato nella notte del 7 febbraio. «Ieri sera era uscita dal lavoro per incontrare degli amici, ma ad oggi nessuno si è degnato di dare a me, sua madre, informazioni chiare su quanto accaduto. Le versioni sono molteplici, confuse come sempre: so solo che quegli amici hanno tentato, almeno, di soccorrerla. Doveva tornare a casa, ma a quel punto si è imbattuta in un ragazzo che racconta la sua storia in modi decisamente contraddittori».
E come in una telenovela surreale, il barista Maurizio, che l’aveva assunta da qualche mese, conferma l’immagine di una ragazza impeccabile: «Era sempre cordiale con i clienti, si faceva voler bene da tutti. L’ho vista uscire alle nove di sera, dopo aver scambiato le ultime battute con la gente del locale. Ci siamo salutati con un “ci vediamo domani” che, ahimè, ha un retrogusto di ironica beffa».
Non male come storia per uno scenario che dovrebbe indurre a riflettere su sicurezza, ascolto e rispetto dei giovani, ma si sa, qui si preferisce il silenzio interminabile che circonda i fatti sconvolgenti piuttosto che una seria indagine pubblica. Forse l’apparenza di normalità serve a nascondere la verità, o forse qualcuno ha paura che troppe verità possano rivelarsi scomode.
Da una parte abbiamo una madre disperata confusa da versioni improbabili, dall’altra un ragazzo protagonista di racconti contraddittori e, in mezzo, una comunità che forse preferisce voltarsi dall’altra parte. Un mix perfetto per alimentare speculazioni, colpevolizzazioni e, soprattutto, silenzi assordanti.
Così va il mondo quando si parla di cronaca nera, soprattutto quando le vittime sono giovani e non si ha voglia – o forse nessun interesse – a scavare fino in fondo. È molto più comodo soffermarsi sui dettagli da gossip, lasciando così che la tragedia svanisca nel dimenticatoio mentre le vite umane diventano semplici numeri da archiviare.



