Sigfrido Ranucci e la bomba sotto casa l’ennesima opera d’arte firmata camorra senza troppi misteri

Sigfrido Ranucci e la bomba sotto casa l’ennesima opera d’arte firmata camorra senza troppi misteri

Roma, o almeno così dicono, visto che questa notizia sembra appena uscita da un thriller molto prevedibile. L’attentato sotto casa di Sigfrido Ranucci, il nostro intrepido conduttore di Report, sarebbe stato un capolavoro della camorra. Un colpo di scena degno di un film, ma senza effetti speciali. A rivelarlo è Massimo Giletti, il quale ha deciso di rendere pubblico questo scoop alla trasmissione Lo stato delle cose su Rai3. Aperta la puntata con una notizia bomba, letteralmente.

Giletti, con il suo stile inconfondibile, ha annunciato dall’alto del suo canale Instagram:

“Gli autori appartengono alla camorra. Sono arrivati dalla Campania per l’attentato e dopo sono tornati in Campania.”

Niente di nuovo sotto il sole, ma almeno adesso sappiamo il modus operandi: un viaggetto mordi e fuggi per la classica Panda nera esplosiva, per poi tornarsene tranquillamente a casa tra le campagne campane. Giusto per mantenere viva la tradizione di giallo nostrano.

La notte del 16 ottobre scorso qualcuno, evidentemente con aspirazioni da sceneggiatore di cronaca nera, aveva piazzato dell’esplosivo sotto l’auto di Ranucci. Le indagini iniziali parlavano di un ordigno di plastica e di una Panda nera, ma a quanto pare Giletti ha deciso di stravolgere tutto, sostenendo che né l’una né l’altra fossero coinvolte.

Un mistero campano avvolto nella nebbia della cronaca

Non si sa bene se questa rivelazione sia stata esposta per fare un piacere alla già affollata schiera di complottisti o semplicemente per arricchire il copione già scritto della lotta tra giornalismo d’inchiesta e malavita organizzata. Quel che è certo è che l’identità degli “autori” camorristici rimane mite quanto un gattino domesticato. Niente nomi, niente facce, solo un “sono arrivati e se ne sono andati”. Un boom mediatico? O semplicemente un modo elegante per tacere dettagli che non conviene svelare?

Il classico episodio da serie TV, ma con meno effetti speciali

Ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno: un attentato fallito, uno scoop strillato a mezzanotte e qualche mistero avvolto nella solita aura di omertà campana. L’ennesima storia che pare uscita dal manuale del perfetto episodio di fiction italiana. D’altronde, quale altra organizzazione criminale avrebbe potuto fare da protagonista in uno scenario così scontato? La camorra, ovviamente, con la sua versatilità scenica e il tocco classico della Panda nera come mezzo preferito.

Peccato solo che sulla plastica dell’ordigno e l’auto “protagonista” non ci sia chiarezza. Ma a chi importa? Il vero spettacolo è la narrazione: arriva qualcuno, fa scoppiare un ordigno, poi risale in macchina e se ne torna a casa. Facile, rapido, senza retroscena. E il pubblico a casa? Più confuso che mai.

Un giornalismo che si fa teatro

Insomma, la vicenda sembra più un atto teatrale che un’inchiesta approfondita. Un copione già scritto dove tutti sanno chi è il cattivo, ma nessuno osa entrare troppo nei dettagli. Perché si sa, la camorra si dice che venga da Campania come una specie di marchio di fabbrica per il male assoluto. Meglio lasciare che il pubblico si faccia i suoi film mentali e continui a vedere la stessa serie tv riciclata sulla criminalità organizzata, senza troppe pretese di verità.

Qualcuno si chiederà: ma perché non si approfondisce? Ma chi ha tempo? Meglio fare il recap della puntata, sparare un bel “colpevoli inesistenti” e mettere un bel punto esclamativo finale nella speranza che passi così.