Sette scuse perfette per scappare da Milano senza allontanarsi troppo e fare i finti viaggiatori domenicali

Sette scuse perfette per scappare da Milano senza allontanarsi troppo e fare i finti viaggiatori domenicali

Prima domenica di marzo con un sole che sembra farci l’ennesimo favore, come se non ci fosse già abbastanza da rimpiangere. Per fortuna, invece di piangere sul latte versato dell’inverno che non si è proprio deciso a venire, possiamo dedicarci a qualche bella escursione nei dintorni di Milano. Ecco un piccolo catalogo di gite brevi, dove respirare aria “pura” senza doversi avventurare troppo lontano, con temperature che, guarda un po’, fanno impallidire quelle stagionali. Un vero colpo di scena climatico degno di un thriller ambientale.

Partiamo dalla perla che solo chi ha gambe di ferro potrà apprezzare: i Piani d’Erna, là dove l’anello escursionistico si trasforma in prova per chi ama il brivido e odia l’ovvio. Con partenza alla modica altitudine di 1.329 metri – comodamente raggiungibile tramite la graziosa funivia da Versasio – o, per i veri duri, affrontando il sentiero numero 1 direttamente a piedi dal piazzale, si percorrono creste che si aprono su vedute mozzafiato sul Lago di Lecco e sulle maestose Prealpi lombarde. Una passeggiata variegata che unisce boschi, passaggi attrezzati e varie emozioni visive. Insomma, una specie di Netflix per escursionisti esigenti.

Se tra un respiro affannoso e l’altro volete anche ingannare un po’ il palato (e non solo i muscoli), considerate “Degusta Deviscio”. È l’occasione imperdibile per assaporare formaggi di capra artigianali prodotti a mano alle pendici del mitologico Resegone. Un’esperienza gastronomica tanto genuina quanto un po’ fuori dal tempo, tra prati, aria di montagna e profumi che il marketing definirebbe “autentici”. Qui il tempo sembra scorrere ancora seguendo il ritmo delle stagioni e della fatica, molto diversa dalla frenesia metropolitana che tutti amiamo ignorare.

Un tuffo nella storia lungo il Lago di Mezzola

Passiamo a un suggerimento da veri intenditori di antichità: partire lungo la mulattiera della celebre Via Regina, che collegava i territori del Lario alle Alpi. Il percorso assicura la visita al pittoresco Sasso di Dascio, un affascinante sperone naturale da cui ammirare la riserva del Pian di Spagna. Non male per un’ora di passeggiata, no? Dopo una manciata di metri si raggiunge un bivio: con un piccolo sforzo si attraversano due vallate, per poi affrontare i resti di una cava dimenticata. L’itinerario culmina al dosso del Brentaletto, una cima che non fa certo il metro in più, ma garantisce una lunga discesa a tornanti fino ai bordi del Fiume Mera. Un omaggio alla natura, condito da qualche salita che fa bene all’ego.

Monte Puscio, o come farsi convincere da un panorama amichevole

Per chi non ha voglia di diventare una capra di montagna, ma vorrebbe comunque sfoggiare una gita decente sulla bacheca social, il Monte Puscio – con la sua iconica Croce di Maiano – è la perfetta meta da “gita della domenica”. Situato nella provincia di Como, non lontano dal Monte Bollettone e dal Monte Palanzone, questo rilievo regala viste che spingono fino alla Brianza e la pianura Padana. Facile raggiungibilità, dislivelli contenuti (circa 300 metri) e sentieri senza particolari insidie: la ricetta ideale per i più pigri che amano credersi avventurosi. Si parte dall’Alpe Vicerè, un comodo parcheggio sopra Albavilla, e ci si dirige verso il rifugio Capanna Mara, luogo sacro per molti escursionisti locali che amano fare finta di allenarsi.

Pozze al Lambo: quando camminare diventa una saga

Dulcis in fundo, una chicca per chi ama unire natura, storia e un pizzico di leggenda locale. L’itinerario ad anello di circa 7 chilometri tra Caslino d’Erba e Ponte Lambro offre scorci suggestivi e un mezzo allenamento per famiglie coraggiose con figli oltre i dieci anni. I dislivelli? Alticci ma non al limite della sopravvivenza, perfetti per chi ha voglia di tenere alta l’attenzione ogni passo, vista la presenza di grotte naturali e cavità scolpite nel tempo dall’acqua irriverente. Posti con nomi che sembrano usciti da un libro di fantasy: Boegia del Boldrin, Bistonda, Bistondino, la vecchia Bistonda e lo spietato Zoc Ruman. Tutto un poema liquido che racconta la forza scultorea dell’acqua, mentre voi vi chiedete se la fatica varrà l’ennesimo selfie perfetto.

Un villaggio minuscolo, piccolo come un granello di polvere nella vasta cartina geografica, con appena 363 anime che sembrano quasi più un esercito di formiche che una comunità umana. Naggio, una frazione sperduta del comune di Grandola ed Uniti, si snoda in una valle verdeggiante che, con la stessa umiltà di un pastore tedesco in mezzo ai levrieri, si trova tra il lago di Como e la strada che porta al lago di Lugano passando per Menaggio. Qui, il tempo non corre né cammina: passeggia con piglio umano, rilassato, quasi snob verso le lancette dell’orologio.

Il borgo si presenta come un quadro lariano dipinto con minuziosa cura dalle mani instancabili degli abitanti, quei rari esseri che riescono a sopravvivere fuori dai clamori delle city. Il tutto è sapientemente animato dall’associazione Amici di Naggio, che come alchimisti delle tradizioni mantengono in vita feste, incontri e quella scenografia sociale che fa tanto “paese vero”. Una visita a Naggio vuol dire immergersi nel genuino, nel vero, in quella autenticità che ormai sembra un’anomalia, perfetta sia per una gita domenicale che per perdere il contatto con la civiltà durante eventi come il mitico Macello, che si tiene in pompa magna ogni fine febbraio.

Il Sentiero delle Scale e altre meraviglie da smanettoni della montagna

Se il cuore vi batte appena un po’ più forte di quello di un bradipo, e se avete voglia di farvi una scarpinata senza chiedere aiuto a porteerei o elicotteri, vi conviene fare un salto a pochi passi dalla vivace cittadina di Erba, nel cuore della Brianza comasca. Qui si cela un gioiello naturalistico, tanto selvaggio da fare invidia a uno spot della Patagonia: l’orrido di Caino, un canyon che sembra uscito dalle fiabe, incastrato come un prezioso stucco naturale nella valle del Bova.

L’escursione è perfetta per chi si accontenta di essere mediamente allenato, giusto quel minimo sindacale per evitare di apparire come un topo cane dopo due passi. Il punto di partenza è un piccolo borgo chiamato Crevenna, raggiungibile comodamente in auto—così potete arrivare già stremati, ma con stile. Una volta lì, si parcheggia di fronte all’umile chiesa di Santa Maria Maddalena e si comincia a risalire lungo via Foscolo, una via tranquilla, asfaltata, che ci porta lontano dal caos del centro, verso l’avventura, o almeno quello che ne resta.

Milano e dintorni: le mostre che non ti cambieranno la vita, ma almeno ci sono

Se credete ancora che i weekend siano fatti per poltrire sul divano, avete decisamente perso il treno delle opportunità culturali. A Milano e dintorni, le mostre continuano a proliferare come funghi dopo la pioggia. Alcune sono appena sbucate dal nulla, altre si stanno già sfaldando nel fumo nostalgico del congedo. Tra tutte, abbiamo selezionato le cinque più cruciali, quelle che – almeno sulla carta – proibiscono di perdere l’occasione di mettersi in fila e darsi un contegno plastico-artistico, senza dimenticare un aura di raffinata snobberia.

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