Invitiamo quindi i viaggiatori a considerare attentamente se l’idea di un’escursione limpida e “ben segnalata” non vada un po’ a stonare con il romanticismo dell’abbraccio selvaggio della natura. Ma, si sa, il mondo moderno esige sicurezza: meglio sapere esattamente dove mettere il piede, anche se poi ogni passo è tra selfie e gruppi WhatsApp che condividono risultati della giornata.
Il minuscolo villaggio di Zelbio si annida, con tutto il suo disarmante silenzio, sulle pendici verdissime del monte San Primo, a 802 metri d’altitudine. Un luogo che, guarda un po’, si affaccia giusto sul pittoresco lago di Como. Ma non crediate che sia solo un banale scorcio da brochure turistica: dopo aver passeggiato tra le strette vie del borgo, si apre l’opportunità di cimentarsi in alcune escursioni, naturalmente segnalate dalla Pro Loco, che vi porteranno a sudare nei boschi.
È interessante notare quanto il turismo “rustico” abbia qui la meglio, in un microcosmo che sembra uscito da un film tratto da un libro di fiabe poco aggiornato. Meno male che gli abitanti di Zelbio possono sempre consolarsi con il fatto che il loro borgo offre la comodità di essere a due passi dai circuiti più battuti, pur mantenendo quell’aria di ritiro zen che nessun social network potrà mai replicare.
Escursioni: avventure ad alta quota per anime coraggiose o semplici turisti distratti
Per i più coraggiosi (leggasi: quelli che sopportano ore di cammino senza la comodità di un McDrive o di un gelato a portata di mano), Zelbio propone vari percorsi. Ovviamente, come ogni località che si rispetti, c’è l’itinerario “da trip advisor approvato”, con tanto di segnaletica decorosa e cartelloni turistici. Perché niente dice vacanza montana come il caos organizzato del turismo di massa in costume da trekking e calzini alti.
Invitiamo quindi i viaggiatori a considerare attentamente se l’idea di un’escursione limpida e “ben segnalata” non vada un po’ a stonare con il romanticismo dell’abbraccio selvaggio della natura. Ma, si sa, il mondo moderno esige sicurezza: meglio sapere esattamente dove mettere il piede, anche se poi ogni passo è tra selfie e gruppi WhatsApp che condividono risultati della giornata.
Un lago, una montagna e una dose di ipocrisia turistica
Il lago di Como, splendida calamita per turisti in cerca di “posto perfetto per Instagram”, è quel che conferisce al borgo una certa allure. Immerso tra montagne da cartolina, Zelbio rappresenta il tipico esempio di quella Italia minore che cerca disperatamente di sopravvivere grazie a una serie di offerte “naturalistiche” confezionate abilmente come prodotti di marketing.
Peccato però che, come succede spesso, il rifugio di quiete da un lato si trasforma in un centro di appestati turisti durante i mesi estivi, e dall’altro in una landa desolata e dimenticata nel resto dell’anno. Insomma, una splendida cartolina solo durante le pause pranzo dei manuali di turismo sostenibile.
La Pro Loco: custodi dell’autenticità turistico-organizzata
Ah, la Pro Loco, instancabile custode del sacro fuoco della promozione territoriale! A Zelbio, come altrove, il suo ruolo è quello di garantire che ogni visitatore possa godere dell’intenso raccolto di contraddizioni che un borgo simile ha da offrire. Ovvero: paesaggi autentici tra file ordinate di cartelli, sentieri puliti che però sembrano un parco giochi per asini, e una serie infinita di brochure che raccontano storie di semplicità e tradizione, ma che finiscono inevitabilmente stampate in tipografie industriali da 5000 copie.
Insomma, quella che dovrebbe essere la sacra essenza del “turismo lento” diventa invece una commedia ben orchestrata, con ruoli precisi e copioni più o meno improvvisati. Il tutto condito da quell’effetto nostalgia pseudo-antico che piace tanto a chi conserva la Leica, ma dimentica dove ha parcheggiato la macchina davanti alla baita.



