Ah, l’ennesima rivoluzione sportiva pronta a riscrivere la geografia milanese. O forse no. Si parla infatti di un progetto chiamato Nba Europe, che promette grandi cambiamenti per l’area di San Donato Milanese. Quella stessa zona dove il Milan aveva giurato di voler erigere un nuovo stadio, nel tragico caso che i rossoneri abbandonassero il glorioso – e ormai stanco – San Siro. La proprietà, Sport Life City, ha sborsato ben 40 milioni nel 2024 proprio per quell’area. Ma adesso, sorpresa delle sorprese, sembra che lì potrebbe nascere non uno stadio, bensì un palazzetto per le partite di basket targate Nba Europe. Una mossa strategica? Lo sapremo solo se il condizionale dovesse magicamente svanire.
Facciamo un passo indietro e rivolgiamo uno sguardo allo scenario: il 31 marzo era la scadenza per le “offerte non vincolanti” alla Nba, i magnati del basket americano, per partecipare a questa fantomatica lega continentale che dovrebbe debuttare nel 2027. Tra i protagonisti più ambiziosi spiccano, oltre all’onnipresente Olimpia Milano, proprio il Milan. L’idea di una lega europea alle pendici del gigante americano è comunque più complicata di un rebus cifrato: da dirimere c’è il tortuoso rapporto con l’odiata Eurolega. Forse, chissà, potrebbe nascere una fusione epocale, un “maxi campionato” supportato persino dalla federazione internazionale. Però, spoiler, per adesso questa sceneggiata è ancora tutta da scrivere.
Nel caso improbabile che questa favola avesse un lieto fine e il Milan riuscisse a garantirsi un posto nell’Nba Europe, ecco scattare il dilemma filosofico: dove costruire il palazzetto che ospiterà i match? La zona di San Donato Milanese è solo una delle opzioni sul tavolo rossonero. Ma, attenzione, circolano rumor gustosi, momentaneamente seccamente smentiti dalla Camera di Commercio di Varese, secondo cui il magnate Jerry Cardinale e il fondo Red Bird avrebbero sbirciato con interesse verso Malpensa Fiere. Insomma, spazio e idee non mancano, ma anche questa partita è tutt’altro che chiusa.
Le offerte milionarie e la babele delle franchigie
La Nba ha messo sul piatto ben 12 franchigie permanenti, su un totale di 16. Come se non bastasse, è piovuta una valanga di offerte, decine e decine, con investimenti che in più di un caso superavano il miliardo di dollari. Il biglietto d’ingresso? “Modesto”: almeno mezzo miliardo per essere ammessi al club.
Il fondo RedBird (sì, quello dietro il Milan) avrebbe puntato su Milano o Varese. Nel secondo caso, sarebbe curioso vedere le strategie di sfruttamento di Malpensa Fiere, quella vera tentazione nata da voci di corridoio – tutte da verificare per ora. Nel frattempo, Oaktree (che sostiene l’Inter) si sarebbe alleato con il Gruppo Armani, proprietario dell’Olimpia Milano. Una coalizione che sembra un match di Champions, solo che qui si gioca a colpi di dollari e investimenti fantasmagorici.
Non manca nemmeno il “torneo delle città”: per la capitale si stanno sfidando due cordate – quella degli attuali proprietari della Pallacanestro Trieste e un gruppo di investitori deciso a raccogliere la Pallacanestro Cremona. Entrambe le manovre puntano a spostare il titolo sportivo a Roma, perché si sa, se non hai capitale politico devi perlomeno avere il titolo sportivo spostabile a piacimento.
E per aggiungere un pizzico di esotico, spunta l’interesse di un fondo sovrano saudita per aprire una franchigia a Londra, mentre il Qatar, con il suo potentissimo Qatar Sports Investments e il PSG, punta a mettere le mani su Parigi. Insomma, la partita è globale, ma tra una cordata milionaria e l’altra, restiamo ancora alla casella “forse”.



