L’allarme è scattato intorno alle 15, come puntualmente segnalato dall’agenzia regionale, che ha riportato il solito copione: gente che si accorge tardi, chiamate veloci, interventi frenetici. Ma alla fine, il triste epilogo è sempre lo stesso.
Come in un film già visto, la cronaca ci regala una nuova vittima delle acque del Naviglio, un corso d’acqua più noto per i peccati di superficialità che per la sua bellezza. Qui, la sicurezza sembra un optional dimenticato, e il rischio di tragedie imminenti un dettaglio sottovalutato.
Una tragedia annunciata?
Non è certo la prima volta che il Naviglio Grande si trasforma in un palco per drammi umani. Chi abita nei paraggi conosce bene il suo volto più oscuro: acque ingannevoli, correnti insidiose e una rete di sorveglianza tanto efficiente quanto un colabrodo. Ma naturalmente, questo è un dettaglio secondario per chi ama giocare a fare gli eroi senza cambiare nulla.
Incapaci di prevenire, prontissimi a schierarsi con scene di panico e retorica da manuale. Più che prevenzione, si assiste a un teatrino di soccorsi e lutti, ogni volta uguale a sé stesso, in un susseguirsi di giorni, settimane, mesi. E poi ci si chiede perché il problema si ripropone come una fastidiosa mezionina.
Il solito copione delle emergenze “allertate”
Le sirene squillano, gli elicotteri girano come se fossero in un film d’azione, le telecamere si attivano… e alla fine? Nulla cambia. Il sistema si dimostra ancora una volta una macchina perfetta nel fallimento, pronta a mostrare tutta la sua inefficienza con la precisione svizzera di un orologio rotto.
Questo modus operandi del “fare tutto per poi non risolvere nulla” è diventato un marchio di fabbrica. Invece di affrontare le cause, ci si limita a spettacolarizzare il dramma, proprio come se servisse a qualcosa. Che spreco di risorse e attenzioni, tutte spese per inseguire l’illusione di un’azione efficace.
Eppure basterebbero misure serie, magari qualche controllo in più, un sistema di prevenzione decente e una rete di sicurezza a prova di paranoia civica. Ma perché preoccuparsi? Meglio ritrovarsi puntuali all’appuntamento con la tragedia, applaudirsi a vicenda e ripartire da capo. Tutto molto civile e democratico, altro che.



