Un uomo di origini nordafricane è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di aver barbaramente ucciso e decapitato Silke Sauer, una donna tedesca di 44 anni senza fissa dimora. Il suo corpo è stato ritrovato in uno stato che lascerebbe impallidire anche i più cinici, nell’area degradata dell’ex Cnr a Scandicci, vicino a Firenze. Peccato, per una volta, che il contesto non sia una trama da film horror ma la cronaca quotidiana di un territorio abbandonato a se stesso.
Il protagonista di questo macabro spettacolo, già noto alle forze dell’ordine e saturo delle attenzioni carcerarie, deve aver sentito la mancanza di emozioni forti. Finito ai domiciliari con obbligo di firma, il suo curriculum grillziano si è illuminato con questa opera estremamente violenta. Al momento è sorvegliato a vista in ospedale, forse per calmare la sua furia o, più probabilmente, per evitare che la sua insensatezza faccia ulteriori danni mentre si attende l’udienza di convalida del fermo.
Secondo le indagini, il nostro arrestato non era proprio un estraneo nella vita della vittima. Anzi, era un perfetto ospite fisso nella sua esistenza travagliata. Solo il giorno precedente il ritrovamento, avrebbe dato spettacolo, minacciando un passante con un cane — sì, proprio quello poi ritrovato in agguato vicino al corpo di Silke. Segno che la coppia “uomo-cane” era pronta a fare il bis del giorno dopo, quando l’uomo si è dilettato a decapitare la donna con un machete, apparentemente uno strumento da lavoro preferito per gesti di estrema “delicatezza” come questo.
Per chi si fosse appassionato, il manico del delitto è arrivato direttamente dalla scientifica dei Carabinieri, che hanno ritrovato la lama insanguinata. Naturalmente, le prove sono raccolte anche dalle telecamere di sorveglianza, che hanno immortalato il nostro eroe nei dintorni dell’edificio abbandonato negli orari giusti per cucinare l’infausto evento. Ma la ciliegina sulla torta? Una felpa, ovviamente. Proprio quella che il nostro bohémien dell’orrore indossava all’atto della firma quotidiana in caserma, ritrovata fradicia di sangue proprio vicino al cadavere.
Ora, mentre le indagini cercano di dare un senso almeno apparente a questo delirio, gli inquirenti avanzano l’ipotesi che la causa scatenante potrebbe essere stata una lite — niente di meno che futili motivi! Come se non bastasse il piglio teatrale della scena, il tutto si svolge nel suggestivo scenario di un edificio abbandonato, divenuto terreno fertile per bivacchi e degrado, ideale per sceneggiare tragedie di bassa lega ma triste realtà.
Il pubblico ministero Alessandra Falcone, che ancora deve divertirsi con l’autopsia, spera che questa possa chiarire meglio le ragioni di un così immotivato scempio. D’altronde, chi non ama un buon mistero da risolvere in un contesto socio-culturale dove la decadenza la fa da padrona, tanto da trasformare una vita umana in puro macabro spettacolo?



