Scadenze da incubo, costi folli e i trucchi per ottenere quel benedetto documento

Scadenze da incubo, costi folli e i trucchi per ottenere quel benedetto documento

A Milano scatta finalmente la tanto attesa rivoluzione per i fortunati possessori di monopattini elettrici: dal 17 maggio, con l’aria di chi annuncia la scoperta dell’acqua calda, diventa obbligatoria la targa. Eh sì, niente più monopattini anonimi sfreccianti sulle strade per la gioia dei vigili. Ma non è finita qui: da luglio sarà d’obbligo pure l’assicurazione Rc auto, perché, si sa, un monopattino è praticamente un’auto privata con ruote piccolissime. A quanto pare, secondo i dati del ministero dei Trasporti, sono state presentate oltre 40 mila richieste e sono stati già emessi circa 50mila contrassegni. E chi osa sfidare questo decreto? Rischia una multa fino a 400 euro, giusto per ricordargli che la nostra burocrazia non scherza. Vediamo insomma cosa si deve fare, quali sono le procedure da seguire, e perché non manca chi chiede già scusa e rinvii irresponsabili.

Il monolitico decreto che cambia la vita dei monopattinisti

Le novità sono fresche fresche, contenute nel decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 6 marzo scorso, perché evidentemente bisognava aspettare anni per capire che i monopattini hanno bisogno di una targa. Tutti gli amati monopattini elettrici dovranno sfoggiare “un contrassegno identificativo adesivo, plastificato e non rimovibile, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato“. Fantastico, hanno addirittura dato lavoro allo Stato per stampare adesivi. Questo prezioso adesivo dovrà essere applicato, a modino, “in modo visibile e permanente sul parafango posteriore o, in mancanza, sul piantone dello sterzo”. Insomma, un piccolo biglietto da visita indelebile per ogni monopattino che si rispetti.

Naturalmente la targa diventa requisito indispensabile per poter circolare, perché senza non si va da nessuna parte. Lo stesso decreto ha anche istituito una piattaforma telematica nazionale gestita dal Centro Elaborazione Dati della Motorizzazione, un istituto tanto misterioso quanto indispensabile, il quale diventa l’unico canale per tutte le operazioni: richiesta, rilascio, rinnovo, cancellazione, segnalazione di furto o smarrimento e, perché no, l’associazione legale tra proprietario e veicolo. Come una vera e propria agenzia matrimoniale burocratica per monopattini.

Come si ottiene la targa? Facile, basta un click (se va tutto bene)

Per richiedere questa benedetta targa bisogna farlo rigorosamente online sulla ormai famigerata piattaforma dedicata. Magia della tecnologia, si accede solo con SPID di secondo livello o carta d’identità elettronica, perché se no non ci capiamo. Dopo aver superato l’odissea della procedura online, arriva miracolosamente una mail che ti dice il fatidico “Puoi andare a fare la fila in motorizzazione”. Sì, proprio così, si deve prenotare il ritiro del contrassegno fisico presso l’ufficio motorizzazione civile scelto. Ma tranquilli: per non farci mancare niente, le motorizzazioni hanno ormai esteso gli orari degli sportelli e moltiplicato gli slot di prenotazione, con aperture straordinarie in città come Roma, Milano e Torino. Nulla di più triste e prevedibile.

I costosissimi balzelli: fra bolli e multe

Attenzione, la targa non è gratuita, perché sennò che gusto ci sarebbe? Il prezzo è fissato a 8,66 euro più imposta di bollo e diritti di motorizzazione, per un totale di circa 33 euro. Non male, vero? Se proprio si è appassionati, si può richiedere più di un contrassegno con una sola domanda, pagando un solo bollo — wow, una concessione da gran generosi — mentre per ogni targa acquistata si pagano regolarmente prezzo di vendita e diritti. Insomma, un affare per lo Stato.

Nel frattempo, per chi osa circolare senza la targa, la mannaia delle sanzioni amministrative è già pronta: da 100 a 400 euro, con la gentile possibilità di una sorta di sconto se si paga entro cinque giorni. I vigili, i carabinieri, la guardia di finanza e le polizie locali saranno tutti ben lieti di controllarvi con occhio minaccioso. Buona fortuna.

Proroga? Ma certo, perché mica poteva andare tutto liscio

Nel frattempo, mentre l’ottimismo trionfa nelle stanze governative, arrivano le lamentele da più parti. Le motorizzazioni, infatti, sembrano non riuscire a soddisfare tutte le richieste in tempo, lasciando a bocca asciutta migliaia di utenti. La faccenda è evidente e qualcuno — a sorpresa — chiede una proroga. Perché mica è facile organizzarsi in tempo, dopotutto. Ci dicono che diverse pratiche sono ancora inevase e che i monopattini condivisi, quelli usati dalle società di sharing, rischiano di diventare fuorilegge se non riceveranno il contrassegno entro il 17 maggio. Traduzione: milioni di monopattini a prendere polvere nei depositi, per la gioia dei cittadini e degli utenti, oltre che un potenziale mare di contenziosi burocratici.

Assicurazione, perché anche il monopattino deve sentirsi assicurato come un’auto

Non paghi del tormentone targhe, da qualche tempo il possessore di monopattini deve anche stipulare un’assicurazione Rc auto. Il termine ultimo per mettersi in regola era fissato al 16 maggio, poi, come da miglior tradizione italiana di rinvii e attese infinite, è stato slittato al 16 luglio, dopo le richieste del l’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici, che ha lamentato “esigenze di natura tecnico-organizzativa”. Belle parole per dire: “Non siamo pronti, fateci un po’ di pace.”

Sul sito del ministero competente si precisa che la polizza deve essere Rc Auto, e soprattutto contenere il codice del contrassegno identificativo del monopattino, altrimenti è come se non ci fosse. Questo ovviamente esclude le polizze famiglia generiche, troppo semplici per gestire tutte le diavolerie burocratiche che servono a dare un po’ di serietà agli sbruffoncelli dei monopattini. Se poi il monopattino è condiviso dai familiari, tipo genitori e figli maggiorenni, la situazione si complica: conviene controllare se la polizza copre tutti i conducenti o solo l’intestatario, perché un incidente causato da un familiare non indicato in polizza… beh, quel danno non è coperto, tempo perso.

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