Santo Sepolcro in bilico: Pizzaballa implora un miracolo tra sicurezza e il diritto alla preghiera

Santo Sepolcro in bilico: Pizzaballa implora un miracolo tra sicurezza e il diritto alla preghiera

«Le comunità cristiane vivranno un’altra Pasqua di guerra. Sono stato a visitarle entrambe e oltre al desiderio di pace che hanno, mi ha molto colpito la forza di volere, nonostante tutto, celebrare la Pasqua. Dobbiamo partire da questa loro forza per costruire un Medio Oriente di pace.»

C’è da notare che questa “forza”, di cui tanto si ammira la tenacia, viene esercitata in un contesto dove, come ciliegina amarissima sulla torta, i cristiani in Siria sono costretti a rinunciare perfino alle celebrazioni pubbliche a causa di violenze subite da alleati del presidente al Shaara. Immagini di una Pasqua silenziosa, quasi timorosa, con i patriarcati siriaco e ortodosso che hanno deciso di cancellare le liturgie pubbliche come forma di protesta e solidarietà.

Un quadro perfetto di coerenza e tranquillità rituale in Medio Oriente, con chiese che chiudono le porte ai fedeli per dimostrare al mondo quanto sia facile vivere una religione in tempo di pace, e moschee che aspettano ancora che qualcuno dica loro quando possono riaprire. Insomma, tutto procede come sempre, tra belle parole, chiusure strategiche e controlli delle autorità, mentre la pace, quella vera, continua a essere una chimera in vendita nei negozi di illusioni politiche.

Ielpo said:

«Le comunità cristiane vivranno un’altra Pasqua di guerra. Sono stato a visitarle entrambe e oltre al desiderio di pace che hanno, mi ha molto colpito la forza di volere, nonostante tutto, celebrare la Pasqua. Dobbiamo partire da questa loro forza per costruire un Medio Oriente di pace.»

C’è da notare che questa “forza”, di cui tanto si ammira la tenacia, viene esercitata in un contesto dove, come ciliegina amarissima sulla torta, i cristiani in Siria sono costretti a rinunciare perfino alle celebrazioni pubbliche a causa di violenze subite da alleati del presidente al Shaara. Immagini di una Pasqua silenziosa, quasi timorosa, con i patriarcati siriaco e ortodosso che hanno deciso di cancellare le liturgie pubbliche come forma di protesta e solidarietà.

Un quadro perfetto di coerenza e tranquillità rituale in Medio Oriente, con chiese che chiudono le porte ai fedeli per dimostrare al mondo quanto sia facile vivere una religione in tempo di pace, e moschee che aspettano ancora che qualcuno dica loro quando possono riaprire. Insomma, tutto procede come sempre, tra belle parole, chiusure strategiche e controlli delle autorità, mentre la pace, quella vera, continua a essere una chimera in vendita nei negozi di illusioni politiche.

«Non vogliamo fare i criticoni ripassando l’accaduto, tranquilli. Ci sono stati malintesi, è chiaro, ma preferiamo vedere tutto come un’opportunità per “migliorare” il coordinamento nella gestione dei luoghi sacri, e in generale, per la vita della comunità cristiana. Insomma, per evitare altre figuracce future e mantenere intatto il “carattere speciale” dei santi posti a Gerusalemme» ha esordito così, come se fosse la posizione più pacifica del mondo, Pierbattista Pizzaballa alla conferenza stampa di Pasqua. Il simpatico momento a cui si riferisce è quello di domenica scorsa, quando gli è stato gentilmente impedito l’ingresso al Santo Sepolcro. A fianco, nella sala del patriarcato latino nella città vecchia di Gerusalemme, il Custode di Terra Santa, Fra Francesco Ielpo, ovvero il francescano che da otto secoli gestisce amorevolmente i luoghi sacri – ed era con Pizzaballa proprio domenica. Un piccolo dettaglio: Ielpo ha spiegato che tecnicamente è «il padrone di casa», quindi entra quando vuole, senza dover chiedere permessi a nessuno.

Il Custode ha poi illustrato la strana realtà di questo periodo di guerra: il Santo Sepolcro è rimasto chiuso per le restrizioni imposte da chi di dovere, ma i frati al suo interno non hanno mai interrotto le liturgie. Parole dure da parte del patriarca:

«Queste misure sono sproporzionate, irragionevoli. Sembra che nessuno abbia colto l’importanza simbolica di questi luoghi e delle loro celebrazioni. La sicurezza è evidentemente un concetto troppo complicato: non stiamo parlando di un angolo di periferia, ma di posti che toccano la sensibilità di tutto il pianeta.»

Ielpo ha ben sottolineato che «non vogliamo assolutamente essere il capro espiatorio di questioni antisemitiche. Siamo qui per portare avanti la nostra missione, anche se sembra quasi una missione impossibile.»

Le istruzioni per l’uso e la situazione attuale

Il Custode e il Patriarca hanno addirittura già impartito ordini alle varie parrocchie, conventi e comunità di non chiudere mai porte e celebrazioni, sempre nel rispetto delle regole. La domanda sorge spontanea: e adesso?

«Per noi non è una questione numerica, chi se ne importa se entrano 5, 10 o 50 persone. La questione è raggiungere un accordo vero, perché dobbiamo sì rispettare la sicurezza, ma senza cancellare il diritto fondamentale che nel Santo Sepolcro, grazie allo Status Quo, il Vescovo possa celebrare la messa delle Palme e del Triduo.» Le celebrazioni avverranno, ma come previsto, solo per pochi frati e il celebrante principale, il tutto comodamente trasmesso in televisione per i curiosi di casa.

Il dissenso diplomatico e il peso delle guerre religiose

Pizzaballa ha cercato di mantenere un profilo basso, quasi modesto:

«Non stiamo chiedendo privilegi. Abbiamo detto chiaramente anche alla polizia che lo stesso criterio dovrebbe valere per tutti: dal Muro Occidentale ad Al-Aqsa, così come per ogni altro luogo sacro. La sicurezza è fondamentale, certo, ma non bisogna dimenticare che…»

Beh, la frase si perde un po’ nel vuoto, perché sembra che nessuno voglia proprio capire, o forse si fa finta di non capire. D’altronde quando si tocchino questioni così sensibili, la faccenda si trasforma in un circo diplomatico, dove il rispetto è una parola grossa e la convivenza un lusso da contrattare all’ultimo minuto.

Ah, la dolce armonia delle religioni in Terra Santa, dove ogni tanto si prova a passare dalla teoria all’azione, almeno secondo gli immancabili tentativi di dialogo ecumenico. Non poteva mancare un illustrioso tentativo di innovazione “spirituale”: portare la preghiera in luoghi assolutamente “sensibili”. Come se non bastasse il resto, qualcuno pensa che questa genialità potrebbe persino trasformare una situazione caotica in un’occasione d’oro per tutti. Sì, proprio così, si punta tutto sulla magia del buonismo come panacea universale.

La celebre spianata delle moschee, che per qualche fortunata ragione è stata chiusa e lo sarà ancora, proprio per tutelare la “santa quiete” durante il Ramadan, attende pazientemente la sua rinascita. E no, non ha rifugio come il Santo Sepolcro, quindi sì, amici fedeli, potete accomodarvi solo se abitate lì dentro. Lì fuori, meglio starsene a casa. Per il Muro del Pianto, invece, la storia cambia un pochino, almeno nella teoria: esistono tunnel sotterranei, router di sicurezza su cui vigila la polizia, che ammette i fedeli ebrei a gruppi di cinquanta per volta, perché, si sa, più di cinquanta stare insieme è davvero troppo, anche per pregare.

Nel frattempo, il cardinale e il custode di questo teatro biblico hanno rivolto lo sguardo a un capitolo particolare della tragedia cosiddetta “cristiana” in Terra Santa. Pizzaballa, con occhio compassionevole e un pizzico di retorica, ha affermato che il monopolio del dolore è un’esclusiva di nessuno, ricordando con grazia che i cristiani di Cisgiordania, Gaza, Siria, Libano e altri luoghi di conflitto soffrono molto.

Pizzaballa said:

«Non abbiamo il monopolio del dolore, c’è gente, cristiani in Cisgiordania, a Gaza, in Siria, in Libano e altrove, che soffre molto per la fede, perché vive in zone di guerra e dobbiamo guardare più in là dell’episodio di domenica.»

Entrando nel dettaglio, Ielpo ha aggiunto una nota da manuale sulle “magnifiche condizioni” in cui versano i cristiani in Medio Oriente, in particolare in Libano e Siria, definendo la situazione “drammatica” come se fosse un dettaglio trascurabile nella lista infinita delle tragedie quotidiane.

Ielpo said:

«Le comunità cristiane vivranno un’altra Pasqua di guerra. Sono stato a visitarle entrambe e oltre al desiderio di pace che hanno, mi ha molto colpito la forza di volere, nonostante tutto, celebrare la Pasqua. Dobbiamo partire da questa loro forza per costruire un Medio Oriente di pace.»

C’è da notare che questa “forza”, di cui tanto si ammira la tenacia, viene esercitata in un contesto dove, come ciliegina amarissima sulla torta, i cristiani in Siria sono costretti a rinunciare perfino alle celebrazioni pubbliche a causa di violenze subite da alleati del presidente al Shaara. Immagini di una Pasqua silenziosa, quasi timorosa, con i patriarcati siriaco e ortodosso che hanno deciso di cancellare le liturgie pubbliche come forma di protesta e solidarietà.

Un quadro perfetto di coerenza e tranquillità rituale in Medio Oriente, con chiese che chiudono le porte ai fedeli per dimostrare al mondo quanto sia facile vivere una religione in tempo di pace, e moschee che aspettano ancora che qualcuno dica loro quando possono riaprire. Insomma, tutto procede come sempre, tra belle parole, chiusure strategiche e controlli delle autorità, mentre la pace, quella vera, continua a essere una chimera in vendita nei negozi di illusioni politiche.

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