Fra tutti i momenti epici del Festival di Sanremo 2026, la serata cover si è distinta come il trionfo dell’inaspettato e del revival. A strappare applausi, e forse qualche lacrimuccia di nostalgia, sono stati Ditonellapiaga e TonyPitony con una versione sorprendentemente scanzonata – e probabilmente l’unica che qualcuno avrebbe osato cantare – di The Lady Is a Tramp di Frank Sinatra. Insomma, chi pensava di vedere solo omaggi rispettosi probabilmente ha sbagliato evento.
Si stanno ancora leccando le ferite i fan della originalità, mentre sul podio (per chi ancora contava) si sono piazzati al secondo posto Sayf accompagnato da Alex Britti e Mario Biondi, impegnati in una versione più blues e più “fratelli della strada” possibile di Hit The Road Jack, eternamente firmato da Ray Charles. Stiracchiato ma rispettoso, direbbe qualcuno.
Al terzo posto, con una scelta da antologia, spicca Arisa che ha osato interpretare Quello che le donne non dicono, un vero inno di Fiorella Mannoia. Il tutto è stato accompagnato dal poderoso Coro del Teatro Regio di Parma, perché si sa, Sanremo senza cori imponenti non è Sanremo. E magari, in mezzo a tutto questo, qualcuno ha pure pensato che si stesse facendo cultura.
Ovviamente, in un capolavoro di coerenza da manuale, i voti della serata sono stati raccolti dalle varie giurie – stampa, tv, web, radio – e anche dal pubblico da casa tramite televoto. Ma qui la grande sorpresa: questi voti non hanno avuto alcun effetto sulla classifica definitiva della gara per la vittoria del Festival. Perché, come dice il detto, si canta per cantare… o forse per intrattenere senza mettere a rischio l’ordine cosmico della gara.
La Top Ten delle cover: chi ha davvero rubato la scena?
Non c’è da stupirsi se la classifica abbia mescolato un po’ di tutto, tra nostalgie, momenti pop e qualche gioco di prestigio musicale. Ecco qui, per chi ancora avesse il coraggio di stilare classifiche, la top dieci (con tanto di nomi che strizzano un occhio agli anni d’oro e altri pronti a confortare mamme e nonne):
1. Ditonellapiaga con TonyPitony – The Lady Is a Tramp
2. Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – Hit the Road Jack
3. Arisa con Coro del Teatro Regio di Parma – Quello che le donne non dicono
4. Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – Occhi di gatto
5. Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band – Vita
6. Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – Cinque giorni
7. LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo – Andamento lento
8. Nayt con Joan Thiele – La canzone dell’amore perduto
9. Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – Su di noi
10. Luchè con Gianluca Grignani – Falco a metà
Un trionfo di collaborazioni poco scontate e di accoppiate da fantasia (o forse disperazione), che certo hanno dato un sapore intenso a una kermesse che, come sempre, oscilla tra il cult e il grottesco.
E così, mentre qualcuno prova a capire se i baci gay tagliati stiano più nella categoria della censura o dell’auto-censura, e mentre i big “fuori classifica” agitano le acque con qualche frecciatina da backstage, la serata cover segna un altro capitolo di questa saga spettacolare che è Sanremo. Dove, in fondo, non si viene per vincere ma per raccontare – magari a colpi di ironia involontaria – l’incredibile teatrino dell’Italia che si diverte (o almeno ci prova).



