Chi avrebbe mai detto che una scintilla tra Levante e Gaia potesse incendiarsi sul palco di Sanremo 2026? Tra sguardi ammiccanti e movimenti incalzanti sulle note di “I maschi” di Gianna Nannini, il gran finale non poteva che riservare un regalo davvero “raffinato”: un bacio sulle labbra. Un vero colpo di scena per una serata dedicata alle cover, dove l’ovvio è diventato improvvisamente interessante.
Peccato che la regia, in un gesto degno della migliore censura dell’era social, abbia deciso di cambiare inquadratura proprio nel momento topico, passando da un primo piano elettrizzante a una ripresa più larga e tutta sommessa, come se quella dolce trasgressione dovesse rimanere un segreto. Evidentemente, il pubblico di Sanremo deve essere educato ad assaporare l’ambiguità con moderazione.
Rientrati in scena, Carlo Conti e Laura Pausini non hanno perso occasione di scherzare sull’accaduto. “C’è amore”, hanno commentato sorridendo, facendo facendo sgorgare quella scintilla di retorica sanremese che non manca mai. “Chiama lui o chiami tu?” ha chiosato il conduttore, citando il tormentone di Gaia dall’anno passato. E la risposta? “A questo giro chiama lui”, spiritosa, pronta a spiazzare e mantenere alta l’attenzione.
Un omaggio “maschile” condito da ironia e provocazione
Non si parla semplicemente di una cover, bensì di un classico del 1987 che ha fatto la storia della musica italiana. “I maschi” è uno dei pezzi più iconici di Gianna Nannini, scritta insieme al chitarrista Fabio Pianigiani. Parte dell’album Maschi e altri, si tratta del primo greatest hits della Nannini a toccare il milione di copie vendute in Europa. Un traguardo non da poco, soprattutto se consideriamo il contesto di quegli anni in cui i record si raggiungevano a colpi di talento e non di like.
Il testo, poi, è un affresco pungente, quasi provocatorio, sugli uomini e il loro impatto nel microcosmo delle relazioni amorose. “I maschi” non è una semplice canzone, è un viaggio nell’universo maschile filtrato dallo sguardo tagliente di una donna che sembra quasi sfidare la realtà quotidiana e gli stereotipi imperanti.
Che poi a cantarla insieme, in quell’atto di complicità e gioco, siano state due artiste così diverse ma così perfettamente inconsapevoli della portata del loro gesto ironico, è una delle tante contraddizioni che solo il palcoscenico della musica italiana sa regalare. Tra provocazione e censura soft, Sanremo si conferma un teatro di puritani mascherati da progressisti, capaci di applaudire un bacio limitato da una regia “timida”. Genialità!



