Il Festival di Sanremo 2026 si apre con il solito tributo a Pippo Baudo, perché senza omaggi obbligatori agli ex conduttori il palco dell’Ariston non è completo. Il pubblico, muto fino a quel momento, si scatena urlando il nome del maestro recentemente scomparso, quasi fosse l’unico motivo valido per quell’assemblea. Poi, come da copione, arriva sul palco Olly, il vincitore dello scorso anno, per intonare “Balorda Nostalgia”. Il teatro si alza in piedi, tra applausi e lacrime, dopo il video melenso che ricorda il leggendario maestro Peppe Vessicchio accompagnato dalle note struggenti di “Chiamami ancora amore” di Vecchioni. Insomma, emozioni a palate, per un inizio da manuale della retorica sanremese.
Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Con un titolo così promettente, ci si aspetterebbe una bomba sonora, e invece… La canzone continua a non convincere neanche dopo il quarto ascolto, figuriamoci al primo, quando sembrava un paziente in coma irreversibile. Il corpo di ballo alle sue spalle prova disperatamente a rianimarla, ma a quanto pare nemmeno la danza può fare miracoli. Sul palco dell’Ariston qualche battito vagamente cardiaco si avverte, ma il sospiro generale è: “Manca ossigeno.”
Michele Bravi – “Prima o poi”
Il nostro Michele sembra avere una missione: tracciare un percorso artistico più accademico che personale, come se fosse una vacanza sicura nel mondo della musica invece di un viaggio emozionale. La voce e lo stile lo rendono riconoscibile, sì, ma forse più per dovere che per ispirazione. Ieri sera ha calcato il palco che ormai frequenta con la dimestichezza di chi sa sul serio dove mettere i piedi, lasciando un’impronta sobria, quasi asettica, ma decisamente priva di guizzi. Talento? Sì, ma sempre sotto controllo, niente follie, niente se e niente ma.
Sayf – “Tu mi piace tanto”
A differenza della monotonia di Michele, Sayf si butta in un pop diretto e immediato, tanto che la canzone si pianta nella testa come un tarlo annoiato. Il ritornello, veloce e senza fronzoli, viaggia liscio come un treno e convince anche chi normalmente snobba il genere. I teenager gli sono già ampiamente innamorati, e la ciliegina sulla torta è la citazione berlusconiana “L’Italia è il Paese che amo”, che strappa più che un applauso, una bizzarra smorfia mista a sorriso: un tributo davvero poco politically correct, ma evidentemente efficace nello show.
Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Finalmente un brano che offre almeno un po’ di pepe: un equilibrio sorprendente tra emozione e ritmo. Mara, o meglio Sara nel privato, ha investito parecchio sul canto e il risultato è palpabile, soprattutto quando arriva lo scintillante special e la sua voce sale, cresce, si impone. La scelta di uno stile super classico funziona alla grande, lasciando l’artista libera di schiarirsi la gola senza inutili sovrastrutture. Insomma, un esercizio di stile ben riuscito, che spicca in un mare di mediocrità.
Dargen D’Amico – “AI AI”
Non poteva mancare il tormentone da cantare a squarciagola, anche durante il telegiornale, tanto meno sul palco dell’Ariston. Dargen D’Amico si presenta con una hit così potente da farsi strada nel pubblico come un coltello caldo nel burro fresco: tagliente e perfettamente oliata. Il suo personaggio, eternamente un po’ burlone, riesce a combinare temi sociali di spessore con un divertimento sonoro continuo. Il risultato? Dopo il primo orecchio, non smettono più di canticchiarla, pronti a infettare anche i vicini più riluttanti.



