Oh, che sorpresa! Oggi nella sfarzosa Club House di Montecitorio si è tenuta una conferenza stampa promossa dall’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata (UAP). Un raduno delle migliori teste della sanità privata e accreditata pronta a salvarci tutti, almeno a loro dire.
La Sezione Sanità di Unindustria, sempre attenta al bene comune, ha nuovamente lanciato l’ennesimo SOS sull’urgenza di interventi “strutturali e fondamentali” per garantire equità, prestationi di alta qualità (quanto amore per l’autoreferenzialità!) e certezza delle regole nella sanità privata. A quanto pare, informare cittadini e istituzioni sui grandi problemi è una missione sacra; peccato che questi messaggi viaggino nell’etere mentre la realtà resta immutata.
Non si poteva non esaltare il ruolo insostituibile della sanità privata e accreditata: il suo contributo alla nostra cara sanità pubblica non è solo un supporto, ma la panacea che ogni giorno “riduce le liste d’attesa”. Come? Magia, supponiamo. Insomma, la sanità privata è quella che aiuta a “garantire risposte tempestive”, cosa che il pubblico – si capisce – fatica a fare. Nulla da dire sui servizi “percepiti” dall’utenza come rapidi, professionali e precisi. Perché ovviamente, se qualcuno paga, tutto funziona alla perfezione. Mica vogliamo discutere sull’incredibile differenza di qualità percepita tra pubblico e privato, vero?
È stato poi sottolineato con tono solenne che, se la sanità privata e accreditata decidesse di prendersi una pausa, le conseguenze sarebbero catastrofici. Lista d’attesa infinite, sovraccarico insostenibile per le strutture pubbliche e, ciliegina sulla torta, un drastico calo della capacità di cura. Insomma, senza di loro, il nostro amato Servizio sanitario nazionale sarebbe paralizzato. Che novità, eh?
Luca Marino, il Vice Presidente della Sezione Sanità di Unindustria, ha sentito il dovere di dirci:
«La sanità privata e accreditata rappresenta oggi un pilastro imprescindibile del Servizio sanitario nazionale: senza il nostro contributo quotidiano sarebbe impossibile garantire tempi di risposta adeguati e continuità assistenziale. I cittadini riconoscono il valore dei nostri servizi in termini di competenza, accuratezza e velocità, ma per continuare a svolgere efficacemente questo ruolo servono regole certe, tariffe adeguate e condizioni di operatività omogenee su tutto il territorio nazionale».
Ma non finisce qui, perché non è mica sufficiente sentirsi indispensabili: secondo Marino, il nostro Paese ha drammaticamente bisogno di un nuovo tariffario nazionale della specialistica ambulatoriale. Sì, avete capito bene: qualcosa che fissi norme e prezzi identici su tutto il territorio, così da non lasciare spazio alla stupefacente variabilità regionale, perché “non si può accettare che la qualità delle prestazioni sanitarie cambi a seconda del codice postale”. Ormai la lotteria sanitaria è diventata una disciplina nazionale!
Non poteva mancare la perla sui servizi farmaceutici: secondo Marino, le farmacie dei servizi devono essere regolamentate da regole uguali per tutti, con controlli adeguati e standard di sicurezza certi. Curioso che questo messaggio arrivi proprio da chi vorrebbe mantenere un monopolio di regole, magari fatte su misura per sé. Il concetto di “tutela della salute” diventa quindi la nuova scusa perfetta per schermarsi dietro a un’equità mai realmente applicata.
Il tutto condito da un appello a “una seria riflessione” sulle conseguenze del DDL Concorrenza sulla sanità privata e accreditata. Tradotto: vigiliamo che le nuove leggi non diano fastidio a chi si ritiene il re incontrastato della sanità integrativa, per evitare di intaccare “un presidio essenziale per la qualità delle cure”. Davvero, un campionario di altruismo e rispetto per il servizio pubblico.
E per concludere, la Sezione Sanità di Unindustria, insieme all’UAP e alle altre nobili sigle promotrici, rinnova la disponibilità al dialogo con le istituzioni. Già, perché chi meglio di loro sa cosa serve per costruire un “sistema sanitario più equo, sicuro e vicino ai bisogni dei cittadini”? Promesse dolci quanto il miele, mentre la realtà rimane quella che conosciamo.



