Il retroscena della visita a Pechino
Ma non pensate che il nostro eroe della moderazione stia solo a pontificare sul Medio Oriente. Il premier Sanchez si appresta a un altro capitolo del suo tour globale: una visita in Cina dal 13 al 15 aprile. Non il solito viaggio turistico o di cortesia, questa volta è ufficiale e con coniuge al seguito, la signora Begoña Gómez, gradevolmente invitata dalle autorità di Pechino. Un dettaglio che profuma di protocollo diplomatico serio, lontano dal chiacchiericcio con gli Stati Uniti – con cui la relazione è un tantino tesa sotto la gestione Trump. Fonti dalla Moncloa si affrettano a precisare che la visita non è un affondo contro nessuno, beninteso: lo scopo non è indebolire Washington, ma rafforzare un’altra alleanza con un gigante geopolitico come la Cina.
E il tutto, naturalmente, avviene in pieno “spirit europeo”, con Bruxelles che fa da vigile spettatore. Il momento clou sarà il 14 aprile, quando Sanchez incontrerà il presidente Xi Jinping e il premier Li Qiang. Dove si parlerà probabilmente di quei dettagli insignificanti come politica estera, tensioni in Medio Oriente e quella piccola guerra ucraina che ormai sembra eterna. Oh, e naturalmente anche di come mettersi d’accordo sul commercio bilaterale, visto che il deficit della Spagna verso la Cina è in crescita da un anno e mezzo. Tra l’accesso al mercato cinese e nuovi investimenti in patria, i giochi sono fatti… o quasi.
Diplomazia, commercio e ironie globali
Diciamo la verità: la visita di Sanchez è un perfetto mix di convenienza e necessità. Mentre si declamano a gran voce “diritto internazionale” e “pace”, ci si mette in fila da Pechino per battere cassa e rimettere a posto i conti. Con lo sfondo di scenari globali di tensione, tra guerre che sembrano non finire e accordi economici che sanno tanto di gioco a somma zero, questa tournée diplomatica brilla per tempismo e cinismo. Insomma, il “cessate il fuoco” è una foglia di fico elegante per un mondo che continua a girare vorticosamente tra alleanze riluttanti e interessi scritti in caratteri cubitali su contratti firmati a tavolino.



