L’epopea del caos calcistico a Cremona raggiunge nuovi apici di tragicommedia. In un gesto di inaudita “creatività” ultrà, un petardo, lanciato dalla gloriosa tifoseria nerazzurra, ha raggiunto il portiere Emil Audero. Naturalmente, il primo e più importante obiettivo, come dichiarato dal buon Beppe Marotta, presidente dell’Inter, è rintracciare tutti gli “eroi” responsabili di questa geniale trovata.
Dopo l’implacabile identificazione, assistiamo al solito balletto delle clausole di gradimento: vietare loro l’ingresso a San Siro, perché, si sa, nulla ferma il tifo più… esplosivo come questo. Non basta però: l’Inter promette anche il ricorso all’autorità giudiziaria, perché i botti non sono un gioco e qualcuno deve pagare. Ovviamente, dal palco della moralità sportiva, Marotta si erge custode della pulizia e della giustizia.
Passiamo all’indagine capillare: il petardo, sparato dal settore nerazzurro nella metà campo avversaria, è arrivato a destinazione, o meglio, a pochi centimetri dal povero Audero. Ma qui la storia si infittisce. Il fortunato (o forse sfortunato) lanciatore è già stato identificato dalle forze dell’ordine. Non un ultras organizzato, eh no, un singolo genio sregolato che, maneggiando un secondo petardo, si è procurato un infortunio da spot: ha perso due dita. Che stile, signori!
Le fonti investigative ci assicurano che il tifoso non si è fatto male durante il lancio del primo “botti”, ma mentre – evidentemente con meno maestria – tentava di domare un secondo esplosivo. L’esplosione ha lasciato un segno indelebile sulle falangi di due dita della sua mano, così grave da dover rimanere piantonato in ospedale. Il tutto sotto il vigile occhio della “quatura”, che non si fa certo mancare uno spettacolo del genere.



