“Mancano ancora 80 infermieri”. Che novità clamorosa! Dopo mesi dall’ebollizione mediatica sul reparto ad alta intensità del San Raffaele, gli eroi in camice bianco sembrano ancora un miraggio. I sindacati, fedeli alla loro missione di urlare nelle piazze – o forse nei corridoi – raccontano che, nonostante l’amministrazione abbia fatto gli straordinari per nominare un nuovo dirigente a dicembre, l’emergenza è tutt’altro che risolta.
Quindi, niente panico: la carenza rimane, quasi come una gif animata senza fine su uno schermo troppo piccolo. E se qualcuno sperava che la nomina di un nuovo manager potesse magicamente far spuntare un esercito di infermieri, beh, si sbagliava di grosso.
In fondo, la gestione di una carenza cronica di personale sanitario è un curioso mix tra il teatro e la farsa: da una parte il teatro della politica, che si affanna a promettere soluzioni; dall’altra la farsa di una realtà che non cambia, che resiste, anzi, prospera tra tagli, sanatorie mancate e dimenticanze sistemiche.
San Raffaele non è una novella eccezione, bensì il simbolo di quanto sia facile parlare di riforme e di investimenti senza vederne mai l’ombra nei corridoi dei nostri ospedali. Quel “mancano ancora 80 infermieri” suona come un motto da sventolare in conferenze stampa, ma intanto sul campo si naviga a vista.
Quando la retorica supera la realtà
Che cosa ci dice tutto questo? Che la retorica politica sull’alta intensità ospedaliera è come una serie tv che tutti dimenticano dopo il pilot. Si radunano gli attori, si monta il palcoscenico, si recita la parte dell’impegno massimo e poi, dietro le quinte, la realtà rimane esattamente com’era: una vera emergenza, senza una vera soluzione, un’emergenza che ogni tanto piace tanto a qualche politico di turno come un buon copione da palcoscenico.
Magari in tv qualche spot luminoso racconta l’amore per i medici e gli infermieri, ma nella vita reale invece tutto si traduce in turni impossibili, burnout e una lista infinita di impegni disattesi. Il famoso “risolveremo tutto entro dicembre” si rivela una piccola bugia bianca, che si perde nei meandri delle burocrazie e delle priorità sbagliate.
I sindacati non fanno sconti
E i sindacati? Ovviamente sono lì, come sempre, a ricordare che la situazione è un disastro e a sventolare il numero di infermieri mancanti come un’orifiamma. Come se fosse una medaglia da sfoggiare, una cifra tragica da ripetere fino alla nausea. Da un lato, la loro funzione importante di portavoce del disagio reale; dall’altro, la sensazione che sia un gioco di parole senza costrutto, senza proposte concrete se non l’eterna protesta.
Forse sarebbe più utile scoprire perché nessuno riesce ad assumere i 80 infermieri necessari. Per quale strano sortilegio burocratico il San Raffaele resta un posto a metà tra il disegno ideologico e la realtà del personale insufficiente? Sarà che gli infermieri preferiscono le spiagge alla sala operatoria, o è colpa delle condizioni di lavoro, o forse è una combinazione di tutto questo? Un mistero degno di un giallo all’italiana.
Le promesse infinite
La sola certezza è che le promesse sulle assunzioni e i miglioramenti continuano a fioccare come neve a dicembre, ma non si vedono i cambiamenti reali. Tra fondi annunciati e piani mai decollati, spesso si finisce per prendere in giro proprio chi lavora in corsia e chi, al contrario, perde la fiducia in un sistema che sembra più un girone infernale senza via d’uscita.
Se la musica fosse stata diversa, forse gli 80 infermieri mancanti si sarebbero trasformati in 80 nuovi colleghi già in servizio e non in un semplice titolo da articolo di cronaca o da comunicato sindacale. Ma, facciamocene una ragione: nel teatrino della sanità pubblica italiana, il vero spettacolo è il solito, quello della tragicommedia che non cambia mai.



