Ed ecco spuntare dal nulla Sam Altman, il capo di OpenAI, la creatura che ha portato nei nostri cellulari un compagno digitale capace di scrivere poesie e far paura ai burocrati. Pare infatti che Altman sarà presente, per la prima volta, al summit dei leader del G7 in programma dal 15 al 17 giugno. Un invito tutto personale firmato dal nostro caro Macron, che ha evidentemente deciso di farsi amico chi ha il potere di dominare i cervelli elettronici.
Chris Lehane, responsabile delle relazioni globali di OpenAI, ha voluto precisare che Altman non sarà solo una comparsa, ma parteciperà attivamente alle conversazioni tra i grandi della Terra. E dunque, ironicamente, un imprenditore della Silicon Valley siederà a discutere di regolamentazioni tecnologiche con capi di Stato abituati a ben altri affari.
La Francia come nuova Silicon Valley? Certo, perché no.
Non che Macron si sia fermato qui: in un vero e proprio tour di seduzione, ha conquistato persino il magnate giapponese Masayoshi Son, CEO di SoftBank. Questa brillante operazione ha portato all’annuncio di un investimento record da 45 miliardi di euro (sì, avete letto bene) per sviluppare infrastrutture AI proprio in Francia nei prossimi cinque anni. Un gesto tanto generoso quanto curioso, visto che la Francia finora lontana dall’essere un epicentro tecnologico globale, ora pretende di diventare una superpotenza digitale grazie a questo affettuoso scambio di SMS tra presidenti e CEO.
Masayoshi Son ha confermato il meeting privato con Macron dove, oltre a scambiarsi cortesie, l’ha convinto a costruire un centro dati francese. Da qui, sembra, nascerà il nuovo regno digitale della terra gallica: un campus AI multimiliardario co-finanziato da fondi degli Emirati Arabi Uniti e dalla banca pubblica francese Bpifrance. Per completare il quadro, anche Salesforce ha deciso di gettare due miliardi di euro nel calderone, giusto per non farsi mancare nulla.
Impegno “volontario” all’ennesima potenza
E, poiché viviamo in tempi in cui tutto è impeccabilmente “volontario” e “benevolo”, OpenAI si aspetta che quelle buone intenzioni si traducano in “impegni volontari” da parte dei giganti tecnologici durante il summit. Significa che non ci sarà alcun obbligo, solo il buon cuore di aziende che finalmente si prendono la briga di fare qualcosa. O almeno così ci raccontano.
Chris Lehane ha anche precisato che la priorità principale del suo capo sarà la “sicurezza dei giovani”, tema così sensibile e nebuloso che potrebbe far ridere chi pensa che basti qualche regolamento per mettere al sicuro i cervelli digitali dei teenager. Sullo sfondo, però, si agitano minacce concrete: rischi AI ai confini della fantascienza, come quelli cyber e bio-tecnologici, che mettono in allarme tanto le aziende quanto i governi.
Ultime novità sulla scena includono modelli AI potentissimi e muniti di gravissime capacità di attacco informatico, come il “Mythos” di Anthropic e il “GPT-5.5 Cyber” di OpenAI. Per non far mancare nulla alla festa, queste meraviglie hanno scatenato un’onda di preoccupazioni riguardo alla sicurezza digitale, tema che di certo si integrerà alla perfezione con le chiacchiere di un vertice che promette molto… ma non troppo.
Il grande abbraccio tra governi e startup
OpenAI, che modestamente si autoproclama partner ideale dei governi, ha da un po’ lanciato l’iniziativa “OpenAI for Countries”. Niente di meno che un progetto per esportare la propria potenza di calcolo con data center sparsi nei Paesi alleati, portando ChatGPT direttamente nelle case dei cittadini. Ovviamente, a guidare il programma c’è un nome d’eccezione: George Osborne, ex cancelliere britannico, trasformato da politico a mago delle relazioni pubbliche tecnologiche.
Nel frattempo, Macron continua la sua corsa a voler trasformare la Francia in una Silicon Valley europea con investimenti miliardari e accordi che fanno tanto “grande strategia”, quanto “sceneggiata per gli occhi del mondo”. Nel gioco delle poltrone, il valore reale e l’efficacia concreta di questi annunci restano una curiosa incognita, fra promesse roboanti e forse troppo ottimistici piani per il futuro.
Curiosamente, altre pesanti società del settore, come Google o Anthropic, hanno preferito mantenere il silenzio o evitare di confermare la loro presenza. Forse un’indicazione che la filosofia dell’evento è ancora più improntata alla rappresentazione teatrale che alla sostanza.
Insomma, siamo di fronte a un curioso spettacolo in cui la politica incontra la tecnocrazia in un abbraccio tra luci e ombre: da un lato, la volontà di controllare e indirizzare l’AI a livello globale, dall’altro, l’immancabile teatrino fatto di promesse faraoniche e accordi più mediatici che reali. Ma hey, se qualcosa va storto, siamo solo all’inizio. E nel frattempo, il G7 si mostra più che mai come l’arena spettacolare dove i poteri forti si scambiano sorrisi a 45 miliardi di euro.



