Russia si sciocca di fronte alle minacce di Trump di conquistare la Groenlandia: davvero straordinario

Russia si sciocca di fronte alle minacce di Trump di conquistare la Groenlandia: davvero straordinario
Vladimir Putin si prende un momento ogni anno per rispondere alle domande in una specie di show dove sembra più un conduttore televisivo che il leader del Cremlino. Quest’anno, però, ha deciso di commentare una cosa davvero spettacolare: la minaccia dell’amministrazione Trump di acquistare la Groenlandia. Perché, sì, avete letto bene. Mentre il mondo cerca di smaltire la sorpresa di questa trovata, il portavoce del Kremlin, Dmitry Peskov, ha definito la faccenda “straordinaria” dal punto di vista del diritto internazionale, con quell’aria di chi non sa se ridere o piangere.

Non è certo una novità che Trump sogni di mettere le mani sulla gigantesca isola autonoma danese, magari per tenerla come portaerei permanente contro i “terribili” Russia e Cina. Il tycoon ha infatti dichiarato che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e che solo Washington può fronteggiare la minaccia, anche se nessuno ha ancora capito bene quale sia e dove si trovi esattamente.

Dmitry Peskov ha aggiunto con magistrale cinismo:

“La situazione è insolita, direi addirittura straordinaria dal punto di vista del diritto internazionale.”

E continua, mettendo il carico da undici:

Trump ha detto che il diritto internazionale non è una sua priorità. La situazione sta evolvendo su una traiettoria tutta sua, e noi, come il resto del mondo, resteremo a guardare per vedere quale.”

Insomma, il concetto di sovranità e di regole sembra un dettaglio di poco conto quando si gioca a collezionare isole fuori dal proprio continente. Intanto, proprio mentre queste affermazioni fanno il giro del globo, si tengono incontri riservati tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, che vengono descritti con quell’elegante eufemismo diplomatico “franchi ma costruttivi”. Il risultato? Nessuna svolta decisiva, ma almeno una promessa di continuare a chiacchierare tramite gruppi di lavoro di alto livello. Che emozione.

In un’intervista recente al New York Times, Trump si è tolto definitivamente la maschera di politico serio, affermando candidamente di non aver bisogno del diritto internazionale perché a fermarlo basterebbero solo la sua “morale” e il suo “pensiero”. Ecco, se qualche cittadino ha ancora dubbi sul perché l’ordine mondiale sia in bilico, li può togliere qui.

Non bastasse questa grottesca corsa al dominio artico, diversi membri della NATO hanno deciso di intensificare la loro presenza militare nella regione, partecipando a esercitazioni con un numero ridotto di truppe sulla sparuta popolazione dell’isola. La Danimarca, che comunque detiene la responsabilità della difesa di Groenlandia, ha chiamato a raccolta Germania, Francia, Svezia (che non fa parte della NATO, ma fa spioni d’onore) e Norvegia per l’operazione dal nome altrettanto rassicurante: “Arctic Endurance”. Quasi un invito a resistere al freddo e, magari, a qualche invasione diplomatica poco discreta.

La risposta russa: accuse di doppio standard e un po’ di faux pas diplomatici

Se vi stavate chiedendo cosa pensano i diretti interessati, ecco la classe e la diplomazia made in Mosca. Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha risposto con la grazia di chi ha appena sentito una barzelletta poco divertente che recita: “È davvero inaccettabile definire Cina e Russia minacce per la Groenlandia, mentre l’Occidente si fa la guerra a chi arriva primo a conquistare un pezzo di ghiaccio. Doppio standard, gente.”

In poche parole, la narrazione occidentale che dipinge Mosca e Pechino come i cattivi che vogliono invadere armi in mano la povera Groenlandia non regge nemmeno con una lente di ingrandimento, figuriamoci sotto l’occhio vigile del diritto internazionale che, si sa, è sempre stato il passatempo preferito di Trump.

In conclusione, mentre il mondo osserva questo spettacolo indeciso tra la commedia e la tragedia, rimaniamo a contemplare la convinzione di un ex magnate che pensa di poter comprare intere isole come fossero giocattoli, sfidando le regole che reggono le relazioni internazionali. Un capolavoro di realpolitik… o forse solo un episodio di satira involontaria.

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