Rottamazione quinquies 2026: guida pratica per salvare i debiti che lo Stato non riesce a riscuotere e come non perdere tempo con le istruzioni impossibili

Rottamazione quinquies 2026: guida pratica per salvare i debiti che lo Stato non riesce a riscuotere e come non perdere tempo con le istruzioni impossibili

Finalmente ci risiamo: una nuova rata di clemenza fiscale chiamata Rottamazione-quinquies è in pista. Fino al 30 aprile, c’è tempo per rottamare alcune cartelle esattoriali, tasse, contributi e multe, ma attenzione, perché non è tutto oro quello che luccica. Questa misura, incastrata nei commi 82 e seguenti della legge 199/2025, permette di saldare certi debiti fiscali e contributivi senza annessi e connessi sanzionatori e interessi, ma – sorpresa! – esclude puntualmente tributi locali, accertamenti e qualche altra prelibatezza tipo bollo auto, Imu, Tasi e Tari. In pratica, paghi solo capitale, spese di notifica e qualche procedura esecutiva, mentre sanzioni e interessi vengono staccati dal conto come se fossero l’intruso di un buffet ben organizzato.

Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha addirittura annunciato che questa sarà l’ultima spiaggia per saldare i debiti con il fisco. Una specie di “ultima chiamata” per chi vuole risparmiare qualche soldo, prima che le porte si chiudano definitivamente. Quindi, per chi ama giocare d’azzardo con la burocrazia, adesso o mai più.

Quali cartelle finiscono nel giro e quali no

Naturalmente, non tutte le cartelle balzano in pista per la “magnanima” rottamazione. Il giochino vale solo per i debiti affidati all’Agenzia della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023, e solo se rientrano in categorie ben precise: cartelle di pagamento per Ires, Irap e Addizionali, liquidazioni automatiche e controlli formali, contributi Inps dichiarati ma non versati (tranne quelli da accertamento ispettivo – quelli poveretti restano a bocca asciutta), multe stradali inflitte da Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, liquidazioni periodiche Iva e via dicendo. Sembrerebbe una festa, ma attenzione alle esclusioni: tributi locali come Imu, Tari e Tasi sono fuori, a meno che il Comune coinvolto non decida di fare gli gnorri e aderire di propria volontà. Non entrano neanche i debiti da accertamenti vari, le multe della polizia locale e i contributi alle casse professionali quali Inarcassa, Cassa Forense e compagnia cantante.

Ma a sorpresa, qualche Comune intraprendente come Gioia Tauro e Nardò ha deciso di buttarsi nella mischia, aderendo volontariamente alla rottamazione per queste tasse locali. Si dice che il ministro stia facendo pressione per far muovere anche altri enti territoriali, visto che Imu, Tari e affini sono colonna portante del contenzioso tributario. Stranamente, alla precedente tornata (la quater) i grandi Comuni avevano fatto il muso, ignorando la faccenda come si ignorerebbe l’invito a una festa tra sconosciuti.

Per aderire, i Comuni devono approvare una delibera di Consiglio comunale entro il 28 febbraio, legando la faccenda al Bilancio di previsione. Il che, in un mondo dove la burocrazia si muove come un bradipo sotto sedativi, promette scintille.

Come si gioca la partita della Rottamazione-quinquies

La rottamazione in sé offre la grazia ai contribuenti per regolarizzare cartelle degli ultimi 23 anni, con domanda da presentare entro il fatidico 30 aprile. Il pagamento può estendersi fino a nove anni attraverso un massimo di 54 rate bimestrali, con ciascuna rata mai meno di 100 euro – perché qui il minimo si fa sentire, mica si scherza. Il truculento vantaggio sta nell’azzeramento di sanzioni e interessi di mora: paghi solo il dovuto originario, più un 3% di interesse annuo se scegli la via delle rate.

Secondo la relazione tecnica della manovra, la torta fiscale coinvolgibile ammonta a circa 13 miliardi di euro, mentre lo Stato spera di accaparrarsi 9 miliardi. Un bel colpaccio fiscale insomma, da condividere con falchi e colombe della politica che guardano al bilancio con occhi sognanti.

Come si fa ad accedere alla danza della rottamazione

Per entrare in questa danza magica non c’è alternativa: tutto online, niente lunghe attese agli sportelli né montagne di carta. La domanda si presenta entro il 30 aprile 2026 attraverso i servizi digitali dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per accedere, bisogna essere in possesso di SPID, CIE o CNS, ovvero i tanti strumenti che dovrebbero semplificare la vita ma che spesso trasformano un semplice click in una missione impossibile degna di un film d’azione.