Rome Technopole si prende Pietralata: prima pietra finalmente posata, quartier generale in arrivo tra un anno—se tutto va bene

Rome Technopole si prende Pietralata: prima pietra finalmente posata, quartier generale in arrivo tra un anno—se tutto va bene

Oggi a Pietralata, nel cuore della nord-est di Roma, si è celebrata la mirabile posa della prima pietra del nuovo headquarter di Rome Technopole. Eh già, perché costruire un edificio è chiaramente la soluzione definitiva per avvicinare le aziende al magico mondo della ricerca, come se prima non esistesse nulla o perlomeno nulla che valga la pena di chiamare “ecosistema”.

Tra un anno, la nuova struttura sarà pronta a ospitare laboratori iper tecnologici, uffici scintillanti e spazi dedicati a startup e imprese high-tech, il tutto condito da aree per lezioni e collaborazioni tra accademici e industria. E non mancheranno ambienti condivisi per eventi, workshop, conferenze e, ciliegina sulla torta, campi di prova temporanei per prototipi innovativi nell’edilizia. Se non vi fosse noto, il tutto dovrebbe vedere la luce entro dicembre 2026.

A battere la prima pietra, oltre al sempre sorridente Presidente di Unindustria e Vice Presidente della Fondazione Rome Technopole Giuseppe Biazzo, vi erano pezzi da novanta come la Rettrice di Sapienza Università di Roma nonché Presidente della Fondazione Antonella Polimeni, il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, e qualche altra celebrità istituzionale che fa sempre scena in questi eventi di inaugurazione.

Giuseppe Biazzo ha colto l’occasione per ricordarci che, nonostante fossero partiti dall’idea di un politecnico, il vero intento era avvicinare il mondo aziendale alla ricerca. Tradotto: “Abbiamo creato un ecosistema unico e prezioso, roba mai vista qui attorno.” Che originale, una costruzione che risolve un problema antico quanto il quartiere stesso.

L’edificio è stato progettato con tutti i criteri moderni della sostenibilità – tanto per non farci mancare nulla – e ispirandosi agli standard nZEB (Nearly Zero Energy Building). Parliamo di una struttura di circa 2300 metri quadrati distribuiti su tre piani, autosufficiente dal punto di vista energetico grazie a impianti fotovoltaici, sistemi di stoccaggio e isolamenti termici e acustici degni di una villa principesca. Non solo: gestione delle acque piovane, depurazione integrate con il verde urbano, materiali riciclati e perfino “sistemi bioclimatici passivi” che abbassano il fabbisogno energetico e migliorano il comfort. Insomma, un miracolo solare che farà invidia al resto delle costruzioni romane, perennemente immerse nel caos e nel cemento.

Il piano complessivo, per chi non avesse ancora capito, prevede che al “Lotto B” si aggiungano altri edifici fino a raggiungere complessivamente circa 3500 metri quadrati. E naturalmente tutto questo viene presentato come il nuovo “Polo Tecnologico”, un impianto a corte aperta che si collegherà al quartiere Pietralata tramite passerelle pedonali e addirittura un edificio-ponte. Ovvero, la prossima genialata per rigenerare un quadrante che sembra più un set di un film post-apocalittico che una zona urbanizzata.

In perfetta armonia con la narrativa della mobilità sostenibile, il progetto promette una passerella pedonale che collegherà la Stazione Tiburtina a questa nuova area, una pista ciclabile (perché ovviamente non ci sono già abbastanza piste ciclabili inefficaci da qualche parte), e non potevano mancare le aree di parcheggio con punti di ricarica per auto elettriche e car-sharing. Insomma, un esempio di come sprecare milioni in infrastrutture futuristiche, mentre alle periferie spesso mancano servizi essenziali. Ma chi siamo noi per giudicare?

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