Rome Technopole sfida il PNRR e si lancia a costruire il futuro (o almeno ci prova)

Rome Technopole sfida il PNRR e si lancia a costruire il futuro (o almeno ci prova)

Se c’è qualcosa di veramente eccezionale in Italia, oltre alle polemiche infinite e al calcio, è il cosiddetto Rome Technopole. Per chi non lo sapesse, è uno di quegli ecosistemi innovativi che fa impallidire qualsiasi progetto locale – un vero e proprio unicum nazionale, dicono loro, un paradiso per la ricerca e per lo sviluppo di talenti di altissimo livello. Non una sciocchezza, insomma.

L’evento “Rome Technopole: dove il futuro prende forma”? Naturalmente a Roma, nell’Aula Magna del Rettorato della Università La Sapienza, la culla della saggezza eterna italiana. Due giorni di campagna promozionale, pardon, confronto tra università, imprese e istituzioni per illustrare – con qualche video, qualche chiacchiera e tanta autocompiacenza – i traguardi raggiunti dall’ecosistema innovativo, spinto a gonfie vele dal buon vecchio PNRR. Quello stesso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che ormai volge al termine e che, a quanto pare, non riempirà più quelle gloriose casse di fondi.

Il convegno? Una lunga sfilata delle solite facce di chi dirige: tra gli astanti spiccavano il beniamino Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria e vice della Fondazione Rome Technopole, la Presidente e Rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, l’assessore alle attività produttive di Roma Capitale Monica Lucarelli, e persino il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Insomma, tutti in fila a farsi i complimenti reciprocamente in una lunga filastrocca di protocolli e strette di mano, come in un’abile partita a bocce istituzionale.

Dopo la proiezione super tecnologica di un video sulla nuova sede di Pietralata – dove ci sarà un’infrastruttura di ricerca che fa sognare – la ciliegina sulla torta è stata una tavola rotonda moderata dal solito direttore scientifico Stefano Penna. A farsi belli ci hanno pensato anche la vice presidente regionale Roberta Angelilli, l’assessore allo sviluppo economico e qualche altro big nostrano. Ah, la dolce armonia.

Il Manifesto del Futuro Brillante (Empirico) di Rome Technopole

Giuseppe Biazzo ha dato il là con una dichiarazione degna dei migliori tomi istituzionali, quasi una preghiera laica: “Rome Technopole è un vero e proprio unicum a livello nazionale, prezioso ecosistema per la ricerca e lo sviluppo del capitale umano di alta qualità, un esempio gigantesco di partnership pubblico-privata per il territorio.

Peccato che il destino del tutto – il glorioso PNRR cioè – finirà nel 2026. E qui è il bello: la grande sfida, pare, sarà non disperdere ciò che si è costruito finora. Per quanto ci sia da chiedersi se investimenti “fisici”, “innovazioni” e “valore organizzativo” abbiano davvero preso forma e non siano solo slogan da conferenza, il discorso prosegue con la più classica delle dichiarazioni d’intenti.

Si promette di superare il PNRR con la solita “interazione dinamica” tra università, centri di ricerca, industria e istituzioni pubbliche. Tradotto: tanti bellissimi incontri, qualche convegno, la speranza di attirare qualche talento e di creare qualche azienda che valga un cubo.

Naturalmente non poteva mancare la raccomandazione che l’ecosistema innovativo debba continuare a essere sostenuto dallo Stato centrale, “insieme a quello che stanno mettendo in campo con coraggio e determinazione le istituzioni regionali e locali, oltre al sistema delle imprese”. Tradotto con sarcasmo: dopo aver ingrassato l’elefante col denaro europeo, ora toccherà farselo mantenere dalla solita pentola statale, per non rompere la magia.

Ma la nota più commovente è il bilancio sulla felice convivenza tra tutte le parti in causa: istituzioni, associazioni, parti sociali, tutte unite in un’unica missione – guardare insieme alla crescita, con uno spirito quasi spirituale.

Da un “metodo Lazio” costruito in mesi di fatica e strategia, si aspetta un 2026 da sogno, con sforzi capitalizzati e impegni mantenuti, come in una fiaba che però resta tutta da dimostrare sul campo.

Per chi si fosse perso il prossimo episodio della saga, domani ci sarà l’intervento di Claudio Arcudi, che crediamo sia il delegato di punta di Unindustria per Università e Ricerca. Una star nascente forse.

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